“Oltre l’utopia. Rinasce Scampia?”. Istituzioni ed esperti divisi sul il blog dei costruttori

E’ questo il titolo dell’editoriale di Nagorà, il blog dei costruttori, firmato da Carlo De Luca, presidente di Inarch Campania.

“Oggi che le Vele rappresentano nell’immaginario collettivo il simbolo più forte del degrado e della delinquenza urbana – afferma De Luca –  sembra che si procederà all’avvio di Restart Scampia, un Programma di Riqualificazione delle Periferie Urbane” che prevede l’abbattimento di tre delle quattro Vele rimaste, con una conversione ad usi non solo residenziale dell’unica Vela che rimarrà in piedi e la realizzazione di tutte quelle attrezzature e funzioni necessarie a rigenerare Scampia. “L’occasione di Restart Scampia – continua il presidente della sezione Campania dell’Istituto Nazionale di Architettura – potrebbe offrire l’opportunità di definire scelte che concorrano a costruire il Piano Strategico della Città Metropolitana”.

Scampia come nuova polarità della Città metropolitana di Napoli, un’area che accoglie 3 milioni di abitanti e racchiude i 92 Comuni della provincia di Napoli oltre alla stessa città di Napoli.

Sul portale dei costruttori nagorà intervengono esperti e accademici.

“Fra venti anni avremo ancora le stesse periferie, in cui sarà concentrata la sofferenza urbana, un po’ di immigrati in più, con molti contenitori dismessi o recuperati di cui non si saprà bene cosa fare” segnala  Giovanni Laino, ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica Federico II. C’è bisogno di “un’impostazione del tutto diversa, che vede in campo competenze differenti. Il tempo dell’architetto o dell’urbanista integrale è finito”.

Più fiducioso l’economista Massimo Lo Cicero. “Serve un impegno sociale della comunità e servono strumenti importanti: economia, sociologia, psicologia, voglia e capacità di fare. Napoli si può rigenerare”.

Al di là del dibattito, di natura architettonica e urbanistica, a cui pure fa cenno l’assessore alle Politiche urbane del Comune di Napoli Carmine Piscopo, aggiunge che con Restart Scampia, “si conferma la volontà dell’Amministrazione di operare incisivamente su quelle aree di margine urbano che oggi acquisiscono, di fronte alla dimensione della Città Metropolitana, un nuovo ruolo e una nuova centralità urbana”.

“Difficile appare il recupero integrale della Vela superstite, soprattutto sul versante della sicurezza sismica” sottolinea Pasquale Belfiore, ordinario di Composizione architettonica e urbana della Sun. E sul progetto scrive “ vaghe le cose che saranno realizzate, per ora c’è solo un semplice elenco di attrezzature. Precisa invece l’ipotesi che affida a risorse prevalentemente private la redenzione socio-urbanistica di un’area che non ha alcuna capacità attrattiva di capitali privati. Quanto basta per confermare la preoccupazione che Scampia si avvii a replicare i tempi biblici e le vaghezze progettuali che hanno segnato l’inconcludente quarto di secolo a Bagnoli”.                                                   Molto critico anche Carlo Melograni, uno dei protagonisti dell’architettura italiana degli ultimi decenni,  premio Presidente della Repubblica per l’Architettura nel 2005. “Venti anni fa, in un articolo pubblicato da “la Repubblica” il 5 settembre 1997, sostenevo che le “Vele” andavano demolite. Adesso non mi sono chiari i motivi per i quali ancora se ne vorrebbe conservare una”.

Chiaro anche il portavoce della comunità di Sant’Egidio Antonio Mattone.  “Per riqualificare il quartiere bisogna espellere la malavita e far crescere un tessuto economico e di coesione sociale che coinvolga gli abitanti, le istituzioni e le forze sociali.  Restart Scampia  – continua Mattone – può essere un’occasione in cui le periferie diventano centro nelle grandi megalopoli  e nelle città metropolitane. Si tratta di ritrovare quella connessione persa con la vita della città e di interrompere  quel processo di marginalizzazione dove si è smarrita l’identità comune e un destino condiviso”.

La realizzazione del programma “Restart Scampia porterebbe ad un doppio risultato: da un lato sancirebbe la ricucitura tra periferia e centro città, dall’altro, ridisegnerebbe quest’area periferica come un nucleo  forte all’interno dell’area metropolitana di Napoli. Naturalmente – conclude il presidente dell’Acen Francesco Tuccillo – per dare impulso al più ampio progetto di rigenerazione urbana risulta necessario mettere a sistema le opere finora realizzate e potenziare il sistema delle infrastrutture, dei servizi e dei trasporti”.

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