Teatro Elicantropo di Napoli: Gianni De Feo in La vela nera di Teseo

Teseo esce dal Labirinto grazie al filo di Arianna. E se lo avesse rifiutato? E se l’aggirarsi tra le ombre della caverna si rivelasse più intrigante del richiamo della luce del sole? E se il rapporto con il Minotauro…?

Questa inedita lettura del mito vede impegnato, come interprete e regista, Gianni De Feo nello spettacolo La vela nera di Teseofirmato da Valeria Moretti, in scena giovedì 26 marzo 2015 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 29) al Teatro Elicantropo di Napoli, presentato da Nuova Compagnia di Prosa.

Il testo della scrittrice e autrice romana mostra la figura di Teseo come assolutamente seduttiva e inedita. Rilegge il mito del Minotauro con un viaggio nel cuore del Labirinto, attraverso un percorso circolare, dove innumerevoli e fatali sono le combinazioni verso un accecante interno nero, nella più profonda delle nostre grotte.

Teseo, figlio di due padri, uno mortale e l’altro divino, dopo una sorta di rito propiziatorio, si prepara a un “viaggio” iniziatico, danzando il sirtaki e avvolgendosi nella sua ampia vela come la veste di un derviscio che ruota su se stesso. Arianna canta e lamenta il suo abbandono. L’urlo solitario del Minotauro, proveniente da spazi interiori, labirinti non ancora esplorati, sembra invocare urgenti desideri carnali.

Nell’angusto spazio scenico, labirinto immaginario, l’interprete evoca, tocca, dispone oggetti-simbolo, fino a chiudersi in un labirinto reale. Evoca un locale fantasma, dove è Arianna, smarrita e solitaria, a cantare.

Un gioco di specchi riflette e rimanda le immagini. Poi, vestito come un principe, smessa la vela nera, simbolo della ribellione, delle paure, del “lutto” delle convenzioni, assiste alla trasfigurazione di Arianna in una corona di luci. Dipana e scioglie i fili-limiti del labirinto che si è costruito, ed esce dalla caverna per immergersi in una nuova luce.

La voce di Gianni De Feo accompagna lo spettatore nel turbinio emozionale di cui è preda Teseo, imprigionato tra le pareti del terribile Labirinto di Cnosso, sulle quali si stagliano le sagome dei ricordi e dei tormenti dell’eroe greco.

Una versione del mito, questa, in cui Teseo, varcato l’ingresso del Labirinto inizia un viaggio verso il ritrovamento di se stesso, sopraffatto dal desiderio di seguire la sottile rete dei moti dell’animo.

Dopo aver svoltato a destra e a sinistra infinite volte, è trattenuto dal timore che, una volta abbandonate, proverà nostalgia per quelle tenebre inestricabili.

Dalle dita dell’eroe si svolge lentamente il filo donatogli da Arianna. Cos’altro è quel filo se non il mezzo per raggiungere una stabilità che rappresenta solo una momentanea vittoria?

 

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