Sviluppo, sostenibilità, sicurezza. L’Italia e le sfide del Corno d’Africa

[Report Ce.S.I.] L’Italia è stato il primo Paese, attraverso il Migration Compact 2.0, a proporre all’Unione Europea un piano di intervento olistico, flessibile e multidimensionale per sostenere i Paesi affetti dal problema delle migrazioni irregolari, dalle difficoltà nel contrasto al traffico di esseri umani e alla lotta al terrorismo. In un momento di grande fervore internazionale e di duro confronto politico sui temi dell’immigrazione e del terrorismo di matrice religiosa, spesso le agende delle istituzioni nazionali ed internazionali sono costrette a concentrarsi sull’arginare i fenomeni di destabilizzazione prima all’interno dei propri confini e successivamente nelle aree in cui questi hanno origine.Tale prassi, dettata da necessità pratiche, ma talvolta anche da una scarsa lungimiranza strategica figlia del bisogno di razionalizzare le risorse a proprie disposizione, non ha risparmiato neppure l’Italia e l’Unione Europea. In sintesi, Roma e Bruxelles hanno dovuto innanzitutto fronteggiare la dimensione domestica dei rischi legati alla gestione del flusso migratorio e al contrasto al terrorismo e soltanto successivamente affrontare i problemi alla radice, intervenendo, cioè, alla sorgente del fenomeno.

In questo senso, l’Italia è stato il primo Paese, attraverso il Migration Compact 2.0, a proporre all’Unione Europea un piano di intervento olistico, flessibile e multidimensionale per sostenere i Paesi affetti dal problema delle migrazioni irregolari, dalle difficoltà nel contrasto al traffico di esseri umani e alla lotta al terrorismo. I primi, significativi passi in questa direzione sono stati compiuti attraverso una serie di accordi prima con la Turchia e successivamente con alcuni Stati del Nord Africa e del Sahel. Tuttavia, analizzando le dinamiche geopolitiche del Continente Africano, appare evidente come anche la regione del Corno d’Africa debba essere necessariamente inclusa nella macro-strategia italiana ed europea, poiché le sue criticità sociali e securitarie non sono meno preoccupanti e potenzialmente dannose di quelle osservabili in altre parti dell’Africa.
A questo proposito, l’obiettivo di questo lavoro è approfondire l’attuale situazione geopolitica dell’Africa Orientale, analizzando le sue potenzialità di crescita e sue vulnerabilità, i progressi compiuti nei processi di stabilizzazione e di democratizzazione e le perduranti fratture etniche e sociali che minacciano la tenuta degli Stati. Oltre a soffermarsi sull’odierno quadro politico, sociale, economico e di sicurezza, il Ce.S.I. e il CeSPI hanno cercato di prevedere la parabola evolutiva dei Paesi della regione, cercando di analizzare quali saranno le criticità nel prossimo futuro e suggerendo alcuni consigli di policy per neutralizzarle sul nascere.

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