Storia di Rosa, fiore speciale di Alpi lontane

Da oltre venticinque anni, in primavera o in autunno, raggiungo M.T. per un ciclo di fango balneoterapia. Un albergo della località, il M.H.T., è stato eletto a mia temporanea casa, l’aria che vi respiro, al pari dei rapporti con i proprietari e il personale, hanno viepiù assunto connotati e toni di familiarità.
Ne ho viste, di facce e vicende, al M.H.T.! Anche se, man mano, le cose sono fortemente cambiate, continuo a trovarmi bene, nei tredici giorni di permanenza per volta non avverto troppo il distacco dal mio Salento e dal mio mare.
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Verso la metà degli anni ’90, è maggio, intorno alle quattordici, dopo aver consumato il pasto al consueto tavolo in fondo al salone ristorante dal lato delle cucine, sto ritornando lentamente nella hall, sfilando lungo i tavoli degli altri ospiti o “curandi” e lasciandomi dietro una scia di “buongiorno” di cortesia.
A un certo punto, mi perviene, più nitido e sentito, il saluto di risposta da un tavolo dove siedono un’anziana signora e una giovane e alta donna bionda. Aggiunge, la prima, d’avermi da un pezzo notato, solo, sotto la parete distante, precisando che, da parte sua, ha invece avuto in assegnazione un tavolo da ripartire con una seconda persona, per l’appunto la bionda più giovane.
“Io sono ormai vecchia, non necessito di soverchi discorsi, distrazioni o divagazioni”, seguita a dire l’anziana, “al contrario, alla mia vicina, piacerebbe avere qualcuno con il quale parlare, intrattenersi, compiere una passeggiata, magari ballare. Lei, che ne direbbe?”.
Pur precisando di non conoscere e non praticare il ballo, accetto l’invito, la proposta. Come esordio, accompagno le due a prendere insieme il caffè, dopo di che, da subito, inizio a scambiare compagnia con la giovane: nella hall, ai bordi delle piscine, nel giardino dell’albergo, durante brevi passeggiate per il paese e/o qualche puntatina in direzione dei Colli, stiamo insieme e ci conosciamo.
Rosa è nata e vive in Alto Adige, a pochi chilometri dal confine austriaco, è sposata e ha due figlie ormai adulte, collabora alla gestione, a carattere famigliare, di un albergo pensione di proprietà.
Ciò che, in particolare, mi colpisce della donna, è la dolcezza, la semplicità, la discrezione, mi rendo conto che, dentro, ha molto di più rispetto a quello che tira fuori: così si pone, con naturalezza, anche quando sorride scherzosa dicendo “io avere ancora fame….”, quando se ne sta in silenzio ad ascoltare il fruscio dei rami e delle foglie in piena vegetazione in mezzo ai Colli, quando mi parla delle sue montagne, per me del tutto sconosciute e misteriose, portandomele vicino, quasi facendomele sfiorare.
Scende a M.T. accompagnata in auto dal marito, il quale, poi, alla fine del soggiorno, ritorna per rilevarla, non possono assentarsi insieme dal paese e dal loro albergo.
Pochi i giorni di sodalizio con Rosa, pochi ma intensi.
Rientrato, dopo, alla mia abituale residenza, saltuariamente prendo contatto con lei per telefono, colloqui sempre sobri, privi di lungaggini e di parole in soprannumero.
Nel successivo divenire, accade che, per un po’ di stagioni, salti le cure alle terme. Riprendendo l’abitudine e continuando a far capo al consueto albergo, il M.H.T., per prima cosa, chiedo a Roberto, addetto alla reception, notizie di Rosa: si ingenera un impatto brusco e terribile, gli occhi dell’interlocutore come impietriti e impallati e, a seguire, una frase, una verità sottovoce: “Ma, dottore, guardi che Rosa non viene più qui, l’anno scorso è mancata. Per la prima volta, quest’anno, è sceso da noi suo marito”.
Al che, resto muto e immobile, per un attimo addirittura combattuto dal dubbio se fermarmi o ritornare casa.
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Hanno, così, preso a scorrere stagioni e cicli di cure senza Rosa e però impregnati del suo ricordo, la sua figura e il suo volto a quel tavolo nella sala ristorante e tutt’intorno.
Recentemente, tramite internet, mi sono accostato alla località d’origine di Rosa, ho trovato l’immagine del suo albergo e una bella fotografia della sua famiglia, il marito, le due figlie, i generi e due nipotini. Nel sito web, nonostante che siano già trascorsi molti anni della sua salita in alto fra le aquile dei cieli azzurri, ho trovato anche lei, con il suo nome e cognome che segnano l’inizio della ragione sociale della società intestataria dell’albergo alpino.
Un affettuoso pensiero di saluto, Rosa, dall’occasionale compagno di fanghi termali di anni fa. Rosa è solo la metà del tuo nome vero e completo, la seconda parte consistendo in un altro bellissimo nome che, guarda il caso, è portato da quattro dei miei cinque nipotini.
Un giorno, Rosa, se sarò in tempo, mi riprometto di salutarti da vicino nei pressi del confine, comunque verrò a incontrarti allorquando giungerà anche per me il momento di volare alto.

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