Serve davvero acquistare follower?

Essere influenti online oggi è essenziale. A tal punto che alcuni sono disposti anche ad acquistare follower. Lo fanno le star, gli atleti e i politici. Ci sono società specializzate che “vendono follower”, ma aiutano davvero ad avere successo?L’americana Devumi è una società specializzata nella vendita di “seguaci” ed offre un tariffario a seconda delle esigenze. Per indagare su Devumi il New York Times ha aperto un finto account Twitter e si è poi rivolta alla società per acquistare follower. Per 225 dollari ne ha comprati 25.000: i primi 10.000 erano all’apparenza reali con profili muniti di foto e informazioni personali. Gli altri erano profili senza foto con nomi composti da mezze parole e numeri.

Insomma, ben 15mila contatti inesistenti. A cosa servono? Ad un’azienda in cerca di clienti di certo a niente. Lo stesso vale per la visibilità di un brand. I social nascono per “socializzare”, “interagire”, “farsi notare attivamente” non bastano i numeri se questi poi non parlano. Spesso ci si imbatte in profili con migliaia di follower ma pochi post. Profili riservati, muti, dormienti, cioé inutili. Poi ci sono quei profili con pochi follower ma che ti ritrovi sempre sotto mano perchè da esso è stato condiviso un post diventato virale.

Dunque, non è meglio investire in una mente creativa e capace di sollecitare l’interesse del web, piuttosto che affidarsi ad un contatore?

Albert Einstein diceva “non tutto ciò che può essere contato, conta. Non tutto ciò che conta può essere contato”!

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