Riapre ad Acerra il “Bacalajuo”

Riapre ad Acerra il "Bacalajuo"

Ha riaperto dopo il lockdown a pochi passi dal Castello di Acerra il “Bacalajuò” ristorante fondato da Luigi Esposito un paio di anni fa che farà parlare di sé per la rivisitazione in chiave moderna di un classico della cucina campana il baccalà e lo stoccafisso ovvero il merluzzo gadus Morhua che sotto le sapienti mani dello chef Arona “Ronny” Santoliquido e del suo staff, danno nuova vita a questo pesce prelibato.

Ha riaperto dopo il lockdown a pochi passi dal Castello di Acerra il “Bacalajuò” ristorante fondato da Luigi Esposito un paio di anni fa che farà parlare di sé per la rivisitazione in chiave moderna di un classico della cucina campana il baccalà e lo stoccafisso ovvero il merluzzo gadus Morhua che sotto le sapienti mani dello chef Arona “Ronny” Santoliquido e del suo staff, danno nuova vita a questo pesce prelibato.


Luigi ha imparato i trucchi del mestiere dal nonno nel lavorare e commercializzare il merluzzo atlantico creando cosi un menu appetitoso ed innovativo, una tartare di black cod con una insalata nobile sale e limone un baccalà con cruditè di cavolo rosso e a conclusione di un menu ricco ed appetitoso, il dolce con l’ingrediente segreto.

Il tutto annaffiato da vino spumante, da una falanghina e da un fiano dell’azienda vinicola Sarrapochiello, e come evergreen paccheri con genovese e baccalà -una squisitezza dolce amara, ed un mussillo di baccalà.
L’anima del ristorante Luigi ha saputo intrattenere i commensali con spiegazioni su come cucinare la materia prima ma con una marcia in più col nuovissimo quinto quarto “nobile” ovvero ventricelli di stoccafisso che lo chef Santoliquido, dopo averli accuratamente ripuliti, propone all’insalata condendoli solo con limone e sale.
Il quinto quarto è un esempio significativo che dimostra l’evoluzione di un cibo, prima trascurato dai palati raffinati e che ora ha cambiato il suo status quo, trasformandosi in boccone prelibato raggruppa tutto ciò che dell’animale non fa parte dei quattro tagli “nobili” ossia frattaglie e interiora, ogni scarto che sia commestibile dalla punta del muso alla coda.
Se una volta questi tagli erano destinati a imbandire le tavole dei meno abbienti, l’attuale ritorno alla cucina povera che imperversa nel mondo del food ha fatto sì che anche i ristoranti più blasonati abbiano ripreso a raccontarli e a proporli, a Torino la finanziera , a Firenze il lampredotto e a Tropea il morzeddhu.

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