REPORT Ce.S.I.: L’evoluzione della sicurezza cibernetica nazionale

La nostra società, le nostre economie e anche le minacce che pervadono il nostro mondo sono sempre più caratterizzate dalla dimensione cibernetica. L’avvento dell’Information Technology (IT) e successivamente di internet ha permesso di aumentare in maniera sensibile e per certi versi rivoluzionaria lo scambio dei dati e delle informazioni su scala globale.

Conseguentemente, il settore che ha beneficiato maggiormente di questa evoluzione tecnologica è stato quello economico, specie se si considera il fatto che la quasi totalità delle economie mondiali fa perno su sistemi di libero scambio che si basano sulla libera circolazione di beni, servizi e conoscenze. Una simile mole di informazioni sensibili, costantemente in transito nel web, apre la porta a nuove minacce, soprattutto derivanti da coloro che, Stati o gruppi di individui, sono intenzionati ad appropriarsene per poi utilizzarli a discapito dei legittimi proprietari.

In particolare, il nostro Paese è caratterizzato da una delle principali economie a livello mondiale: una peculiarità, dovuta sia al volume degli scambi economici sia al know how posseduto in alcuni settori specifici. L’Italia costituisce quindi uno dei principali obbiettivi per quanto concerne gli attacchi di tipo informatico subiti come dimostrato dal nono posto nel ranking mondiale della Kaspersky Lab. Questa circostanza si spiega chiaramente dato l’interesse di molte economie emergenti a sottrarre parte del know how tecnologico e industriale italiano in un’ottica di competizione a livello globale.

Se l’economia è uno dei settori che ha risentito maggiormente della rivoluzione informatica e dell’avvento di internet, anche quello dei conflitti armati ne è stato profondamente permeato e mutato. Nati come mezzi di supporto e di comunicazione militare, l’informatica e internet, con l’avvento della Revolution in Military Affairs (RMA) statunitense degli anni Novanta, hanno definitivamente mostrato agli occhi del mondo il livello di letalità e di efficacia raggiunto dal potere militare americano, altamente informatizzato, netcentrico e razionale nell’opera di targeting, specie nei confronti di Forze Armate nemiche ancora ancorate al concetto di massa d’urto, quale perno e parametro di riferimento del potere militare di uno Stato.

In tempi recenti, poi, la sempre maggiore integrazione tra mezzi militari di tipo classico (Legacy) e le tecnologie informatiche ha permesso la nascita di quella che è la dimensione cyber dei conflitti, un “ambiente operativo” da utilizzare e da cui partire per condurre veri e propri attacchi, con ripercussioni fisiche ai danni di sistemi e infrastrutture nemiche, in tutto e per tutto identici agli effetti degli attacchi cinetici di tipo classico.

La dimensione cyber è ed evolverà sempre più in futuro, andando a costituire così, a tutti gli effetti, la quinta dimensione dei moderni conflitti armati. Ecco pertanto che i principali Paesi a livello mondiale stanno dedicando sempre più risorse, sia umane che economiche, per lo sviluppo di adeguate dottrine e procedure da impiegare in maniera efficace nelle operazioni militari da svolgere all’interno dell’ambiente cyber allo scopo di aumentare le capacità di difesa e anche quelle di deterrenza.