“Razzullo e Sarchiapone sott’ ‘o tendone” al T.I.N.

Dal 23 dicembre 2014 fino all’11 Gennaio 2015 va in scena al Teatro Instabile Napoli, Vico Fico Purgatorio ad Arco 38,“Razzullo e Sarchiapone sott’ ‘o tendone” rivisitazione circense della tradizionale “Cantata dei pastori” di Andrea Perrucci, spettacolo ideato e diretto da Michele Del Grosso in collaborazione con l’Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro. La “cantata” incentrata sulla nascita del bambino divino  diventa metafora della condizione dei teatranti alla continua ricerca di un luogo dove “partorire” lo spettacolo. In altri termini il progetto vuole dare vita ad una “Cantata dei pastori” laica che, partendo dalla tradizione arriva alle diverse sperimentazioni del nostro tempo in cui la commistione dei diversi generi teatrali, da quelli aulici come l’opera buffa e  il dramma sacro e  fino alle forme più marcatamente popolari come la commedia dell’arte,l’opera dei pupi fino ai codici del teatro circense, vengano fusi in un’unica  cifra stilistica. Uno spettacolo che diventa occasione e pretesto per rievocare quelle stesse modalità rappresentative e di interazione del pubblico come mirabilmente ci hanno tramandato Raffaele Viviani, Roberto De Simone e Annibale Ruccello.

La compagnia è composta da 21 elementi tra attori , cantanti , acrobati e musicisti. In scena Gianni Sallustro(Razzullo), Nicla Tirozzi  (Sarchiapone), Gianluca Cangiano (Belfegor) e poi i giovani attori dell’Accademia Vesuviana del Teatro: Ester Nisi, Anna Ammaturo, Gennaro Lazzari, Tommaso Sepe, Lilly Ammirati, Nunzia Ambrosio, Alessandro Todisco, Assunta La Marca, Francesco Fruccio, Ivan Cozzolino, Sara Tenore e Gianni Annunziata .

La consulenza musicale è di Alessandro De Simone, le musiche sono eseguite da Salvatore Sorace (chitarra),Enrico Valanzuolo (tromba),   Emilio Pietropaolo (batteria). Lo spettacolo inoltre è arricchito dalle performances di angeli acrobati (Francesca Pisano, Martina Pisano).

Scene e costumi sono stati ideati da Michele Del Grosso e realizzati da Costantino Lombardo.

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