Progetto “4 Manager” per uscire dalla crisi. Ma occorre la cultura d’impresa

Prende il via un importante accordo industriale che, investendo in un processo di formazione e crescita professionale dei manager italiani, potrebbe dare nuova linfa alle PMI italiane.

È stato ufficialmente sancito, con l’inaugurazione della piattaforma web, l’avvio del progetto “4.Manager”, nato dal patto siglato tra Confindustria e Federmanager, associazione di categoria dei manager italiani.

Un accordo che viene alla luce, dunque, dopo una lunga serie di battaglie politiche condotte dagli addetti al settore per spingere il paese fuori da un lungo e sfiancante momento di congiuntura economica negativa e per allinearsi agli standard industriali dei nostri “cugini”europei.

L’organo “4.Manager”, nelle intenzioni dei suoi fondatori, scenderebbe in campo come una nuova leva per portare le relazioni industriali del paese e conseguentemente l’intero sistema economico, ad un più alto livello di flessibilità e innovazione, puntando tutto sul ruolo chiave dei manager. Per favorire questa transizione, i dirigenti d’azienda dovrebbero non solo puntare alla definizione degli obiettivi e alla gestione esecutiva dell’impresa, ma farsi interpreti di un’esigenza di comunicazione tra vertice aziendale, collaboratori e l’esterno.

Traducendo tutto questo in fatti, ai manager aziendali che si ritroveranno ad operare nel contesto del Piano industriale 4.0, varato dal governo uscente per favorire la crescita e la digitalizzazione delle imprese, si richiederebbe di assumere un ruolo centrale per la vita delle società, ruolo che negli ultimi anni stanno faticando a ricoprire.

Secondo i dati analizzati da Seometrics.it, tra il 2011 e il 2017 le imprese italiane con almeno un dirigente in organico sono diminuite del 16%, passando dalle 18.724 unità del 2011 alle 15.742 del 2017 e la situazione non sembra destinata a migliorare, vista la controtendenza che vede invece il personale “quadro” (ossia i quadri d’azienda) come figure invece in forte aumento. Situazione ancora più scoraggiante nel Mezzogiorno: qui la flessione del numero di figure professionali manageriali risulta essere ancora più evidente.

Queste cifre non possono essere ignorate: non solo la crisi economica e l’instabilità politica, ma anche la mancanza di un’adeguata cultura d’impresa ha pregiudicato lo sviluppo del nostro paese.

Per vincere la sfida che l’innovazione tecnologica lancia al mondo del lavoro non servono soltanto investimenti economici e sgravi fiscali. Per raggiungere obiettivi di solidità, redditività e crescita, è fondamentale che l’azienda trovi le risorse umane di grande professionalità investendo in formazione e capacità trasversali.

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