Nozze d’oro tra la Terra e la Luna: Auguri!

Neil Armstrong pone la bandiera degli Stati Uniti sul suolo lunare

Era il 20 luglio 1969. Armstrong metteva in scena la sua celebre camminata sul suolo lunare e i Pink Floyd suonavano dal vivo “Moonhead” nel corso di una trasmissione della BBC dedicata proprio alla missione dell’Apollo 11.

Era il 20 luglio 1969. Armstrong metteva in scena la sua celebre camminata sul suolo lunare e i Pink Floyd suonavano dal vivo “Moonhead” nel corso di una trasmissione della BBC dedicata proprio alla missione dell’Apollo 11. Non fu sicuramente la canzone più famosa di Gilmour & Co., ma fu seguita negli anni da altri cavalli di battaglia, quale “Man on the Moon” che rappresenta l’era di passaggio, quella consapevolezza concezionale acquisita nel 1992 per la prima volta dai R.E.M quando girarono il loro video ufficiale nel deserto californiano per commemorare la simile vastità del terreno lunare, per celebrare uno dei più magistrali eventi che l’umanità abbia assaporato. “Gli uomini camminarono sulla luna”, invece, rappresenta la versione meno vintage di questo festeggiamento, pur avendo nelle corde vocali di Alessio Bonomo contemporaneo una pur sempre vitale voglia di ricordare quel primo grande “passo” dell’uomo compiuto verso la scoperta dell’universo.

Era il 20 luglio 2019. “L’Aquila è atterrata” furono le parole del comandante Neil Armstrong che arrivarono chiare e pulite al centro di controllo della NASA a Houston, e da lì rimbalzarono su tutte le televisioni e radio del mondo, in un entusiasmo che coinvolse tutti e 5 i continenti per celebrare una delle imprese umane più riuscite nella storia. Quelle immagini in bianco e nero annunciarono un futuro quasi fantascientifico, un avvenire che poteva finalmente inserire nei sogni dell’uomo racconti di alieni misti ad altri pianeti scoperti, desideri di stelle meno lontane e di un sole più splendente, ambizioni extra-terreste di asteroidi di ritorno sulla terra e di buchi neri da esplorare per trovare vita al di là dell’universo conosciuto. Un raggiungimento, quello dello sbarco, che di per certo attraversò comunque i suoi periodi burrascosi prima di arrivare a concretizzarsi: fu per anni una “corsa allo spazio” tra Stati Uniti ed Unione Sovietica scatenata il 4 ottobre 1957 dal primo satellite artificiale, il sovietico Sputnik. Da allora, le due superpotenze si sono risposte colpo su colpo inseguendo un record dopo l’altro: il 3 novembre 1957 lo Sputnik mandò nello spazio il primo essere vivente, la cagnetta Laika, e pochi anni più tardi, il 12 aprile 1961, aveva inviato in orbita il primo uomo, Yuri Gagarin, mentre poco più di un mese dopo, John Kennedy aveva annunciato al Congresso l’inizio del Programma Apollo, che avrebbe da lì in poi fatto la storia.

Oggi la situazione è molto diversa: dopo che l’11 dicembre 1972 l’ultimo uomo a lasciare la sua impronta sul suolo lunare, il comandante della missione Apollo 17, Eugene Cernan, Stati Uniti e Russia non sono più “rivali cosmici”, ma anzi hanno fondato una partnership per restarci sulla Luna, studiando tecnologie capaci di difendere l’uomo dai pericoli delle radiazioni e costruire alloggi che li ospiteranno, e per la costruzione e gestione della più grande struttura mai costruita fra le stelle, la Stazione Spaziale Internazionale, avendo come supporto anche altre agenzie spaziali di Europa, Canada e Giappone. La diplomazia spaziale, pertanto, è subentrata alla competizione, tanto da dichiarare, da una parte, l’intenzione di riportare di nuovo l’uomo sulla Luna nel 2024 attraverso il programma Artemis, e dall’altra dall’altra, con Cina, India ed Israele sempre più interessate, a costruire sonde e stazioni spaziali per osservarla più da vicino. La novità maggiore, però, arriva dai privati, scesi in campo per stringere accordi con la NASA: SpaceX di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos hanno presentato i loro “progetti lunari” per approfittare della cancellazione del programma Constellation da parte dell’amministrazione Obama. La National Aeronautics and Space Administration, così, non primeggia più sola in scioltezza nello spazio, ma in solitudine festeggia la sua personale impresa aprendo, per la prima volta, gli archivi fotografici dei 50 anni di impresa sulla Luna: l’amarcord della NASA è racchiuso nel volume “Nasa the Archives” in cui si passa dalle immagini in bianco e nero dell’atterraggio alle sagome siluro degli Shuttle, dalle prime foto dei pianeti ai colori immortalati dal telescopio Hubble.

Buzz Aldrin sul suolo lunare, vicino a materiali per gli esperimenti e sullo sfondo il modulo dell'allunaggio
Buzz Aldrin sul suolo lunare, vicino a materiali per gli esperimenti e sullo sfondo il modulo dell’allunaggio

Celebrata dai media di tutto il mondo, la missione Apollo 11 è diventata oggi il simbolo di una ricerca spaziale che si spinge al di là di ogni ambizione. A Rovereto la mostra “Luna e poi?”, allestita al Museo Civico dalla Fondazione del museo in collaborazione con Eclipse Events di Milano ed il patrocinio dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, ripercorre le fasi della conquista della Luna con le missioni Apollo, con l’intento di andare oltre per capire attraverso la dimensione esperienziale a quali nuovi orizzonti lavori l’umanità ricorrendo a strumenti come la realtà aumentata, proiezioni immersive e filmati d’archivio. Tra i cimeli esposti, vi sono documenti ed oggetti originali, piano di volo, dotazioni degli astronauti, le riproduzioni della tuta di Dave Scott, comandante di Apollo 15 e due modelli in grandezza originale del Lunar Rover, il mezzo meccanico utilizzato dalla stessa Apollo 15 per solcare il terreno lunare, e dello Sputnik1, il primo satellite artificiale lanciato in orbita e che innescò la corsa alla conquista dello spazio.

In questo clima di festa c’è chi, invece, non ha proprio voglia di festeggiare questo “enorme inganno”. Dopo aver spiegato in maniera bizzarra l’Eclissi di Luna dello scorso gennaio, i Terrapiattisti sono tornati alla carica scagliandosi contro la missione Apollo 11 nel meeting avuto lo scorso 12 maggio a Palermo con un incontro denominato “La conquista della Luna: 50 anni di inganni”. Nel corso del summit, oltre ad aver messo in dubbio la curvatura terrestre, il pensiero di galileo e di tutta la scienza universale, Calogero Greco, uno degli organizzatori del Convegno Nazionale dei Terrapiattisti ha consolidato il suo credo sulla ‹‹finzione dello sbarco sulla luna›› e che ‹‹la NASA non è mai stata nello spazio per via di immagini computerizzate e finte››. Albino Galuppini e Agostino Favari, altri due organizzatori dell’evento, hanno rincarato la dose sottolineando come ‹‹neanche la forza di gravità esista››, che ‹‹gli astronauti della NASA non esistono, sono attori›› e che ‹‹il sole è una specie di lampadina molto piccola e vicina››.

Cosa ci si aspetta ora per aumentare ancora di più la conoscenza circa l’ancora oscura realtà dell’universo? La luna sembra essere stata raggiunta, il Sole studiato, e chissà ora non sia il turno di esplorare Marte per evadere dalla monotonia che ha caratterizzato l’ultimo trentennio. D’altronde, tempo per produrre “Ritorno al futuro 4” c’è: ce la faranno Doc e Marty a costruire una DeLorean volante capace di raggiungere l’irraggiungibile?

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