NOZZE D’ORO PER CANE’

Faustinho Jarbas, classe 1939 – più conosciuto con il nomignolo Cané attribuitogli dalla madre Imperialina – portato in terra di Partenope nel 1962 dal leggendario Achille Lauro, ha festeggiato cinquant’anni d’amore con la moglie Adele Papa di cui s’innamorò perdutamente poco dopo il suo arrivo nella squadra partenopea e che portò all’altare della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte dopo solo due anni di fidanzamento. E all’altare i coniugi Jarbas sono tornati nuovamente – stavolta nella chiesetta di via Manzoni, circondati dalla famiglia al completo con i figli Monica e Ivan, il genero Federico D’amato con i figli Leandro e Simona e la nuora Silvia Caruso con i figli Elena e Fabrizio, oltre al fratello “della sposa”Andrea Papa con Eloisa De Simone e la nipote Mara Ricco con Massimo Schettino – per ripetere i voti nuziali e suggellare con nuove promesse il loro felice legame. Durante il loro percorso matrimoniale lungo mezzo secolo non sono mancati difficoltà e problemi – di cui Canè ha voluto pubblicamente scusarsi con la moglie nel corso di una toccante dichiarazione d’amore durante la festa di anniversario – che entrambi hanno saputo superare, mantenendo saldo e inalterato il reciproco vincolo affettivo.

Il mitico calciatore e allenatore brasiliano

“Mister Faustinho” ha organizzato una fantastica festa per la famiglia e numerosi invitati a Monte di Procida nella panoramica Torre Saracena gestita dai titolari Giuseppe Fiorentino, Ernesto Normale e Salvatore Lubrano, per vivere in allegria un animatissimo cinquantenario studiato nei minimi particolari dalla wedding planner Mara Grimaldi che ha anche allestito il salone per il ricevimento: eleganti le decorazioni sparse nella grande location, splendide le corbeilles floreali traboccanti di rose multicolor e ortensie, civettuoli i braccialetti con rose di stoffa e sposini in porcellana distribuiti all’arrivo e deliziosi i bijoux con la preghiera all’Angelo custode offerti in regalo alle signore. Un incalzante ritmo di samba è stato la colonna sonora della serata accompagnando ininterrottamente la cena al profumo di mare preparata dallo chef Enzo Spigonardo, accompagnata dai vini proposti dal sommelier Mirko Lubrano e servita sotto la supervisione del maitre Carlo Chiariello: visti tra gli ospiti – bersagliati dai flash di Giacomo Esposito e Robert by Capri – Francesco Ippolito, Erminia Scaringi, Andrea Scialò, la duchessa Maria Consiglio Visco Marigliano Del Monte, Antonia Fedele, Rodolfo De Martino, Salvatore e Rosy Varriale, Francesco Fiore, Antonio Vitale con Gianna Nocerino, Roberto e Maria Pia Carraturo, Renato Coppola, Luigia Cappuccio, Peppe Alloca, Carla Ruocco.

Le numerose puntate in pista effettuate sulla trascinante onda carioca mixata con gli evergreen della disco dance anni ’70 dal Dj Francesco Gravina hanno avuto come instancabile promoter proprio l’effervescente Canè che ha accettato poi di rispondere alle nostre domande sulla sua vita italiana.

Quali sono stati i suoi esordi di calciatore?

“Dalla selezione di Petrópolis sono passato alla squadra dell’Olaria con cui ho disputato due edizioni del Campionato Carioca e nel mio ruolo come ala ho segnato 3 gol in 8 gare nel 1960  e l’anno dopo, invece, 5 gol in 19 gare: il 1962 è stato l’anno della svolta poiché venni acquistato dal Napoli per trentamila dollari dal presidente della squadra Achille Lauro, che aveva agito in prima persona e aveva mantenuto il segreto sul mio ingaggio persino con gli allenatori Pesaola e Monzeglio. Sono stato nel Napoli dal 1962 al 1969 e vi sono ritornato, dopo tre stagioni al Bari (una in Serie A e due in Serie B), per giocarvi dal 1972 al 1975 per altre tre stagioni segnando 7 gol in 51 partite: mi sono poi ritirato nel 1975  con un palmares di 38 gol messi a segno in Serie A.”

Da attaccante ad allenatore: dove è iniziata la sua seconda carriera?

“Dapprima sulla panchina delle giovanili del Napoli, per passare poi  ad occuparmi dei ragazzi di altre squadre fra cui Frattese, Sorrento, Turris, Campania-Puteolana e Afragolese: sono tornato poi in serie A nel 1994 per allenare proprio il Napoli, in coppia con il direttore tecnico Vujadin Boskov. Oggi vedo mio figlio Ivan seguire le mie orme come allenatore della Primavera del Napoli e devo ammettere che è molto abile nello scoprire nuovi talenti, tra cui Insigne, di cui è stato uno dei maggiori sostenitori: ambedue però non ci nascondiamo i problemi della squadra e sappiamo come sia duro cercare di tenere qui i calciatori già lanciati e i giovani più promettenti, attirati dalle offerte di altre società.”

Quali ritiene siano i problemi maggiori del calcio Napoli oggi?

“Mancano la struttura, lo stadio, i campi di allenamento, il convitto: potrei dire ironizzando che “sotto il vestito…niente”. Il presidente De Laurentiis  dovrebbe cambiare il proprio DNA e consentire anche agli allenatori di “mettere la lingua nel mercato” come succedeva un tempo, quando si poteva decidere la strategia in campo scegliendo gli elementi giusti per realizzarla: ma oggi che sono in auge i procuratori, gli allenatori non hanno poteri decisionali e quindi neanche potere d’acquisto. Girano molti più soldi di un tempo intorno al calcio ma non bisogna mai dimenticare l’importanza della componente fantasia, oggi mortificata da troppa rigidità: una volta durante gli allenamenti, nei ritiri, negli spogliatoi si imparavano sì le regole fondamentali per farti rispettare ma ci si divertiva anche e gli atleti avevano più spazio per la loro fantasia.”

Chi vedrebbe bene al Napoli?

“ Io avrei preso già un anno fa Lapadula, un calciatore che bisognava far crescere a Pescara, per averlo pronto adesso; voci sempre più insistenti dicono che Higuain andrà via, perché il Presidente non gli offrirà le cifre iperboliche propostegli da altre società. Occorrono, quindi, altri calciatori di livello e vedrei bene giocare all’ombra del Vesuvio Hector Herrera, il messicano del Porto con cui pare che De Laurentiis abbia un accordo di massima ma per farlo venire in squadra va trattato il prezzo di 20 milioni richiesti, che non accenna a scendere.”

“Lei ha scelto di vivere per sempre a Napoli, tornando solo una volta all’anno a Rio de Janeiro per rivedere i suoi parenti brasiliani: che ne pensa della città e dei suoi amministratori?

“Amo molto Napoli che ha molte analogie con Rio – fatte le debite proporzioni dato che la mia città con le periferie conta circa 24 milioni di abitanti – ma non posso nascondere che vi sono grossi problemi: viviamo tutti male, fra strade malridotte, dissesti idrogeologici, verde trascurato, monumenti abbandonati o maltrattati come la Villa Comunale, trasporti inefficienti, servizi ridotti all’osso e mal gestiti. Basterebbe poco per migliorare le cose ma forse manca la volontà – anche fra gli stessi abitanti – di reagire alla rassegnazione e mettere mano a tanti piccoli provvedimenti che renderebbero più vivibile questa magnifica capitale del Mediterraneo”.

 Alle due di notte la festa si avvia al termine con l’arrivo del Gateau Mariage a tre piani che Faustinho e Adele tagliano baciandosi tra gli evviva di amici e parenti, tanti brindisi augurali con lo champagne stappato a sciabolate ed entusiastici applausi, a coronamento di una vita vissuta assieme in una terra di Partenope amata a tal punto da far affermare allo stesso Canè “quasi quasi…sono più napoletano di voi!”

Tra gli intervenuti, anche Angela Mazzagatti, l’avvocato Gianni Piscitelli con la moglie Annamaria Barratelli, il past Governatore distrettuale e past president del Club Lions Pompei Host Roberto Scerbo con la moglie Maria Pia, il professore Salvo Matarrese con il figlio Paolo e la nuora dottoressa Mari, nonchè il mitico Bruno De Blasio protagonista di un’esilarante radiocronaca sportiva di matrice calcistica (of course…) che ha tenuto con il fiato sospeso gli ospiti assembrati sulla pista da ballo, esaltati anche dagli inni della squadra del Napoli come “Amore Azzurro” e “Napoli Vincente” e infiammati nel loro ardore calcistico dalle note di “Napoli Napoli” dedicata a tutti i tifosi partenopei da Nino D’