Napoli, al Teatro Trianon torna la “Sceneggiata”

Zappatore è la prima produzione del Trianon Viviani, dopo il fermo delle attività durato due anni e mezzo, e nasce con lo scopo di rendere omaggio a Mario Merola nel decennale della scomparsa.

Di qui la scelta da parte del direttore artistico Nino D’Angelo del titolo più significativo della carriera teatrale e cinematografica del «re della sceneggiata», nella versione in tre atti e quattro quadri di Enzo VitaleL’omaggio di questo allestimento, che vede le scene e la regia firmate da Bruno Garofalo, si riverbera anche nella ricca scelta delle canzoni, operato dallo stesso D’Angelo, che sottolineano i momenti chiave dello spettacolo, tra cui Passione eterna, Freva ‘e gelusia, Inferno d’ammore, Cumpagna mia e È bello ‘o magnà. Non mancano i divertenti duetti comici dei personaggi Stella e Fasulillo e ovviamente, nel finale, la canzone del titolo di Libero Bovio e Ferdinando AlbanoA vestire i panni di zi’ Francisco, ‘o zappatore, Francesco Merola. Mario, il figlio avvocato è Gianni Fiorellino. La coppia comica di Stella e Fasulillo è interpretata rispettivamente da Gina Perna e Massimo SalvettiCon loro in scena Rossella Amato, Antoine, Rossella De Blasi, Tiziana De Giacomo, Marianna Liguori, Diego Macario, Gennaro Monti, Valentina Nicolella e Lina Santoro.Gli arrangiamenti sono curati da Enzo Campagnoli. I costumi sono firmati da Mariagrazia Nicotra e i movimenti coreografici da Enzo Castaldo. Luci di Gianluca Sacco e audio di Daniele ChessaMusica eseguita dal vivo da Gennaro Carbone (pianoforte e direzione musicale), Alfonso Pone (batteria), Emanuele La Rosa (chitarra) e Pietropaolo Veltre (basso).

La sceneggiata

Totò, Nino Taranto, Titina De Filippo e il marito Augusto Carloni, i fratelli Maggio (Pupella, Rosalia, Beniamino e Dante), le sorelle Nuccia e Nunzia Fumo, Tina Pica, Dolores Palumbo, Regina Bianchi, Ugo D’Alessio: l’elenco è lungo e non si ferma certo qui. Sono, questi, solo alcuni dei maggiori interpreti della «canzone sceneggiata» o, semplicemente, «sceneggiata». Per il sociologo Romeo Runcini è «una forma non folclorica di spettacolo popolare» che «costituisce senza dubbio l’apporto più autentico e significativo di una cultura subalterna che accetta di misurarsi con le strutture e le norme stabilite dalla cultura egemone». Strutture elementari, come plots basati su forti contrasti drammatici, tipici pure del melodramma o della moderna produzione seriale televisiva; o sul classico triangolo Lui – Lei – l’Altro, anche questo mutuato dal melodramma, dove il Tenore ama il Soprano ma deve vedersela con il Baritono. Ma la sceneggiata è soprattutto spettacolo totale e non solo per il ruolo di coprotagonista che si ritaglia il pubblico. L’attore, ogni attore, al di là delle “specializzazioni”, deve necessariamente essere un artista completo: canta, balla, sa improvvisare e conosce il registro drammatico quanto quello comico e brillante. Questo genere di teatro musicale nasce sul finire della prima guerra mondiale, soppiantando il varietà che lo Stato disincentiva ritenendolo inopportuno dopo la disfatta di Caporetto. I primi successi consacrano la compagnia Mimì Maggio – Roberto Ciaramella – Silvia Coruzzolo e poi soprattutto quella residente al Trianon che fa capo al duo Salvatore Cafiero ed Eugenio Fumo. Alla fine degli anni Sessanta, si registra una ripresa della sceneggiata, caratterizzata da nuove tematiche e dalla presenza di interpreti carismatici come Mario Merola. E veniamo ai giorni nostri. Nel 1999, lo Stabile di Calabria produce Lacrime napoletane, un testo di Manlio Santanelli (con e per la regia di Geppy Gleijeses), in cui il sottotitolo «Non dobbiamo avere paura dei nostri sentimenti» sintetizza significativamente lo snobismo intellettuale che ha sempre circondato la sceneggiata. Nel 2002 Guida pubblica un voluminoso libro che inaugura la collana dal titolo emblematico «Identità sonore»: Sceneggiata. Rappresentazioni di un genere popolare, una raccolta di saggi di Luciano Villevieille Bideri, Paquito Del Bosco, Goffredo Fofi, Mario Franco, Marino Niola e Pasquale Scialò. Al Trianon: nel 2004 Na sceneggiata, un testo di Nicola Fano per la regia di Antonio Calenda che ha rivisto il genere sul piano storico; quindi nel 2006 ‘O schiaffo con Pino Mauro e nel 2009 Lacreme napulitane con Nino D’Angelo e Maria Nazionale.

Mario Merola

Nasce a Napoli il 6 aprile 1934, figlio di Giuseppe, il ciabattino del quartiere di Sant’Anna alle Paludi nativo di Maddaloni, e di Maddalena di Casalnuovo di Napoli. Ha un’esperienza sportiva nelle giovanili del Napoli nel ruolo di terzino, gioca prima nel Pro Carmelo e poi nel Portugal, la squadra di calcio dei portuali, che gioca in serie C. Intraprende quindi il lavoro di scaricatore di porto, mentre sviluppa la passione per il canto.  Con gli incassi delle prime esibizioni canore, nel 1964 sposa Rosa Serrapiglia, dalla quale avrà i figli Michele Roberto, Loredana e Francesco. I due figli maschi seguiranno le orme del padre: Michele Roberto nell’organizzazione di eventi musicali; Francesco nel canto. Ed è Francesco che lo accompagna in molte occasioni, come l’esibizione al festival di Napoli nel 2001, che frutta il primo premio con il brano L’urdemo emigranteNel 1959, al teatro 2000, Merola partecipa e si aggiudica il concorso per voci nuove, con la canzone Senza guapparia. Dopo aver inciso nel 1962 il primo disco, Malufiglio, lascia definitivamente il lavoro al porto e, nel 1964, debutta al festival di Napoli con Doce è ‘o silenzioTra gli anni ’70 e ’80 rilancia la sceneggiata, anche in televisione, e inizia un’attività di attore cinematografico con il film Sgarro alla camorra (1973). La sceneggiata più rilevante della sua carriera è Zappatore, che Merola interpreta anche in un film diretto da Alfonso Brescia premiato da un incasso di sei miliardi di lire. L’attività di cantante prosegue intensa e partecipa anche nove volte al festival di Napoli e una al festival di Sanremo. La discografia è ricchissima, con vendite che lo attestano tra i maggiori artisti italiani a livello internazionale. Si cimenta anche come compositore, scrivendo brani come Ciente appuntamente (1969), Passione eterna (1972) ed Eternamente tua (1973). Con Geo Nocchetti ripercorre la propria vita nella biografia Napoli solo andata… Il mio lungo viaggioIl 12 novembre 2006 muore nell’ospedale san Leonardo di Castellammare di Stabia per arresto cardiocircolatorio. Due giorni dopo si tengono i funerali nella basilica del Carmine a Napoli, la stessa chiesa nella quale si era sposato: vi partecipano circa quarantamila persone. (fonte: rielaborazione da Wikipedia)