Lavoro: Prima udienza per sfruttamento

di Mariarita Cardillo

caporalator400Presso la seconda sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha luogo la prima udienza del processo penale a carico di due datori di lavoro, G. e V., proprietari di un’azienda di saldatura di San Marco Evangelista, imputati di estorsione e danneggiamento ai danni di un lavoratore immigrato.

I fatti risalgono all’aprile del 2011, Alex immigrato di origini ghanese, lavorava come operaio saldatore in un’azienda di saldatura dal febbraio dello stesso anno. Nonostante fosse in possesso di un regolare permesso di soggiorno per motivi umanitari, si era trovato costretto ad accettare di lavorare senza un contratto, con un salario giornaliero pattuito di 20 euro per 10 ore al giorno, dalle 8 alle 18. Senza una motivazione e senza preavviso, nell’aprile del 2011 veniva licenziato corrispondendogli solo una parte del salario pattuito, a titolo di acconto, pari a 400 euro rispetto ai 980 che l’azienda avrebbe dovuto pagargli per 48 giorni di lavoro effettuati.

Nonostante Alex abbia cercato invano di recuperare quanto gli spettava, recandosi più volte pressi i datori di lavoro, fino a subire minacce con arma da fuoco e la distruzione della sua bicicletta, e abbia provato in due diverse occasioni ad esporre i fatti e a denunciare i due datori ai carabinieri di San Nicola la Strada, non è riuscito ad ottenere il salario né la tutela legale. Solo grazie al supporto del Centro Sociale Ex Canapificio tramite Imma D’Amico, operatrice dell’associazione e coordinatrice del progetto di accoglienza per rifugiati SPRAR di Caserta, presso il quale Alex era stato accolto nel 2008, si è reso possibile l’avvio di un’indagine da parte della magistratura.  Ad Imma Alex ha avuto il coraggio di raccontare che, durante l’ultimo incontro con i datori di lavoro, il figlio del proprietario V. si era scagliato con la sua auto contro la sua bicicletta distruggendola e gli aveva puntato una pistola al viso urlandogli: “Ricordi cosa è successo ai tuoi fratelli a Castel Volturno? Se non vuoi fare la stessa fine, non tornare più a chiedere i soldi.”

A tre anni da quell’episodio, dopo la querela portata avanti da Alex con l’assistenza del centro sociale Ex Canapificio e dopo che il datore di lavoro è stato rinviato a giudizio, domani finalmente inizierà il processo.  In aula con Alex, che da vittima è il primo testimone di ciò che accadde, si è costituito parte civile nel processo, anche il Centro Sociale Ex Canapificio che, vista la grave discriminazione subita da una vittima di sfruttamento lavorativo.

Lavorare senza un regolare contratto con una paga giornaliera di 20 euro per più di dieci ore, in condizioni di sfruttamento e umiliazione con il rischio di non ricevere nemmeno quello che gli spetterebbe, per un immigrato in Italia è purtroppo la normalità. Avere il coraggio di denunciare e veder partire delle indagini da parte della magistratura sulle violenze commesse ai danni di cittadini stranieri, anche in possesso di regolare permesso di soggiorno, fino a qualche anno fa era impensabile. Grazie all’impegno delle associazioni che lavorano sul territorio, e in particolare al Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta in rete con il C.I.R. (consiglio Italiano per i Rifugiati) e Caritas, denunciare ed uscire la tunnel dello sfruttamento è divenuta una realtà. Ma la strada è ancora lunga.

 

 

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