Italiani rapiti in Libia

La mattina del 19 settembre due operai italiani, Bruno Cacace e Danilo Calonego, e uno italo-canadese, Frank Boccia, sono stati rapiti nei pressi della città di Ghat, nella regione meridionale del Fezzan, al confine con l’Algeria.

Si tratta di tre dipendenti del ramo libico della ditta italiana CON.I.COS. (Contratti internazionali Costruzioni S.p.A) che da oltre 30 anni opera nella regione occupandosi della manutenzione dell’aeroporto locale.
Al momento, in assenza di una chiara rivendicazione, diversi sono i sospetti sui presunti autori del sequestro. Infatti, Nell’area in questione sono presenti milizie Tuareg, appartenenti sia al locale clan Kel Ajjer sia al clan Kel Ifoghas maliano, milizie Tubou, cellule di al-Qaeda nel Maghreb Islamico e di al-Mourabitun, due dei principali gruppi jihadisti del Sahel e bande di criminali. Tuttavia, la dinamica del rapimento, avvenuto lungo una strada che i tre operai percorrevano quotidianamente su un veicolo guidato da un autista locale, lascia intendere che i sequestratori conoscessero molto bene il percorso, i tempi di percorrenza e la frequenza degli spostamenti dei cittadini occidentali. In base a queste considerazioni, esiste una maggiore possibilità che i responsabili appartengano a gruppi Tuareg, anche se non si può del tutto escludere una azione di marca jihadista. Inoltre, anche se gli operai fossero stati rapiti da milizie etniche, sussiste il rischio di una loro vendita ai network terroristici della regione, secondo una pratica molto diffusa in tutto il Sahel.
Il rapimento dei tecnici della CON.I.COS a Ghat ha posto in evidenza tutti i pericoli e le minacce insiti nella cronica instabilità del Fezzan, regione priva di qualsiasi forma di autorità statale e controllata da milizie etniche e da gruppi jihadisti.