Intervista con Paul Millns, ospite de The Untouchables di Bassano del Grappa

Tra gli ospiti “intoccabili” de The Untouchables Show Dinner Club di Bassano del Grappa, anche il pianista Paul Millns, uno dei più famosi musicisti nel panorama del “british blues”, che in questa occasione si è esibito accompagnato da Gigi Todesca al basso e da Vincenzo Barattin alla batteria.

Recentemente è uscito il tuo nuovo CD, “Gone again”, come e quando hai iniziato a creare e comporre musica?

La mia carriera musicale è iniziata tra fine anni Sessanta inizio Settanta, suonando il pianoforte e la tastiera con band legate al genere blues&soul, musica che da sempre mi influenzò nella stesura dei testi e nel processo di composizione. Uno dei ricordi più cari e significativi che ho risale alla prima volta che ho sentito Ray Charles cantare Georgia on my mind alla radio: avevo circa 15 anni e quell’esperienza, quella stessa canzone, mi hanno permesso di percepire quanto una voce potesse generare forza ed emozione. Ricordo che, sempre all’inizio degli anni Sessanta, andai fino a Londra per vedere una delle sue prime performance nel Regno Unito. Ray era considerato il “genio” di quei tempi e averlo sentito suonare mi lasciò in un stordimento che, ricordo, mi rendeva difficile tenere tutto dentro.

Come descriveresti il tuo sound e il tuo nuovo CD “Gone again”?

Ho composto questo nuovo CD nel corso di due anni. Contiene dodici brani legati soprattutto ad argomenti di attualità. In generale ho cercato di creare delle composizioni originali in cui il blues della tradizione risultasse “contaminato” da quello urbano e inglese degli anni Sessanta.

Cosa ti ispira nel momento in cui componi?

Quando compongo mi lascio ispirare da tutto ciò che mi accade attorno. Presto attenzione alle persone, ai loro atteggiamenti, ma mi lascio ispirare anche dal mondo della natura, dal vento, dalla pioggia, dall’acqua. Non è mai successo che componessi seguendo un processo schematico.

Quali musicisti e compositori hanno avuto la maggiore influenza su di te?

Come molti mi sono lasciato influenzare da cantanti come Dylan, Joni Mitchell e Tim Hardin, di conseguenza ho cercato di incorporare il blues e il soul alla composizione. Purtroppo le band con cui suonavo non se la sentivano di accompagnarmi lungo questa nuova linea musicale e hanno preferito aderire completamente al classico blues di repertorio; non c’era niente da fare, se non seguire ciò che più mi ispirava da solo.