cultura, Italia Meridionale

Il Ministro Giannini celebra i 150 anni del Suor Orsola Benincasa


“La vera unicità del Suor Orsola è la continuità del suo lungo percorso di formazione che parte dall’infanzia e arriva fino al post laurea”. Raccontava così Silvia Croce, indimenticata figlia di “Don Benedetto”, il sistema formativo della cittadella universitaria e scolastica del Suor Orsola, all’indomani della sua vittoria alla seconda edizione del “Premio Suor Orsola”, dedicato agli ex allievi delle scuole.

 

Un sistema formativo che lei ben conosceva per aver diretto l’Ente Morale Suor Orsola per lunghi anni inrappresentanza della famiglia Croce, una delle molteplici anime culturali del Suor Orsola. Un sistema formativo ultrasecolare che proprio quest’anno festeggia i 150 anni dell’Istituto Scolastico fondato nel 1864.

 

Anche e soprattutto per celebrare questa ricorrenza, Mercoledì 7 Maggio ci sarà una lunga visita al Suor Orsola del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica, Stefania Giannini.

 

Prima una visita in forma privata all’intero complesso, universitario e scolastico, dai laboratori multimediali dei Centri di Ricerca dell’Università ai laboratori didattici dei Licei dell’Istituto Scolastico. Poi una visita al complesso museale ed artistico della cittadella di Suor Orsola (musei, giardini, pinacoteche, laboratori di restauro) in procinto di divenire “Patrimonio dell’Umanità” certificato dall’Unesco come paesaggio e patrimonio culturale che conserva un ruolo sociale attivo nella società contemporanea.

 

Alle 15.45 in Sala degli Angeli ci sarà, invece, l’appuntamento con gli studenti e i docenti dell’Ateneo e dell’Istituto Scolastico per una conferenza dedicata al tema “Non c’è legalità senza cultura. Per i 150 anni di una istituzione educativa”.

 

“In una giornata napoletana che il Ministro Giannini ha giustamente deciso di dedicare al rapporto tra istruzione e legalità – spiega Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università e dirigente dell’Istituto Scolastico Suor Orsola Benincasa – abbiamo scelto di sottolineare come la formazione rappresenti la premessa indispensabile per l’affermazione della legalità soprattutto in un territorio dove l’intervento più importante non deve essere solo normativo o repressivo ma dove è necessario anche e soprattutto un radicale cambiamento di coscienza civile che può e deve partire da una più profonda educazione alla legalità, che proprio quest’anno le nostre scuole hanno portato avanti con un progetto in collaborazione con il sistema penitenziario regionale e che da anni portiamo avanti con i molteplici percorsi universitari della Facoltà di Giurisprudenza, del Master in Criminologia, del Master sulla gestione e la valorizzazione dei Beni confiscati e con numerosi insegnamenti dedicati ad una didattica della legalità nella Facoltà di Scienze della Formazione che forma i futuri insegnanti e i futuri operatori del servizi sociali”.

 

E non da ultimo la soddisfazione di Lucio d’Alessandro, che proprio in questi giorni ha anche assunto la carica di Vicepresidente della Crui e ha voluto invitare all’incontro con il Ministro Giannini tutti i Rettori degli Atenei campani, è indirizzata alla possibilità di mettere in mostra, anche con allestimenti artistici e ricostruzioni storiche, al cospetto del massimo vertice del sistema dell’istruzione, il lavoro di 150 anni di uno degli Istituti Scolastici più antichi e prestigiosi del Paese.

 

Un sistema formativo unitario che copre l’intero ciclo di studi (dalla scuola per l’infanzia ai licei),caratterizzato da cifre identitarie precise che miscelano la tradizione culturale umanistica con l’innovazione didattica: personalizzazione delle attività educative, tempi di insegnamento adeguati ai ritmi di apprendimento degli alunni, rapporto scuola-famiglia, ricca offerta di laboratori e attività extrascolastiche, progetti educativi integrativi e complementari, attività pomeridiane aggiuntive (tra cui la seconda lingua straniera, lo strumento musicale, il teatro, lo sport, il doposcuola e lo studio assistito), orientamento, una fitta rete di collaborazioni inter-istituzionali, uscite didattiche, tempo prolungato, campi estivi e certificazioni internazionali per la conoscenza delle lingue straniere.

 

L’Istituto Scolastico Suor Orsola Benincasa – 150 anni di Storia

 

Il coro a mille voci degli ultimi secoli di storia d’Italia ha attraversato le spesse mura dell’Istituto Suor Orsola Benincasa e la cittadella monastica seicentesca che lo ospita, posta alle pendici del Colle Sant’Elmo ed affacciata sul Golfo di Napoli.

 

Una lunga storia che ha dai suoi inizi una donna come protagonista: Orsola Benincasa e la “vocazione” alla formazione dei giovani.

 

Il Suor Orsola del XVII secolo vede la presenza di un ordine di clausura femminile sotto la protezione dei Teatini (l’ordine fondato da San Gaetano da Thiene nel 1524, attivo a Napoli nella basilica di San Paolo Maggiore) accanto alle Oblate (che già allora si occupavano di formazione). Il nucleo dell’antica cittadella è ancora oggi perfettamente conservato nel bellissimo claustro, con le sue maioliche del XVIII secolo, appartenenti alla bottega del chiostro di Santa Chiara, e nella scenografica Chiesa dell’Immacolata, che custodisce la tomba della venerabile Orsola Benincasa.

 

In questa antico racconto irrompe tuttavia una storia più moderna, legata alle vicende e ai profondi mutamenti dell’Italia unita, quando, per sfuggire alla legge sulla soppressione degli ordini religiosi, la cittadella di Suor Orsola divenne una scuola gratuita per fanciulle bisognose, in coerenza con la politica umanistica e laica del nuovo Stato.

 

La cittadella di Suor Orsola Benincasa viene riconosciuta, infatti, Opera pia a carattere laicale e, dal 1861, viene denominata Ritiro di Suor Orsola Benincasa. Anche per rafforzare questo riconoscimento di laicità venne subito fondata una scuola gratuita per fanciulle bisognose di “civili natali”, anche in ottemperanza ad una lettera circolare del prefetto Rodolfo d’Afflitto del 3 gennaio 1864, inviata a tutti gli amministratori delle Opere pie della provincia di Napoli, in cui si sollecitava l’allestimento in loco “di una scuola gratuita per fanciulle bisognose.

 

La Scuola di Suor Orsola fu inaugurata il 10 luglio 1864, grazie soprattutto all’impegno di Emilio Beneventani, che resse il Governo laico di Suor Orsola per oltre vent’anni, sino alla sua morte nel 1887. Aperta con 32 fanciulle, la scuola alla fine degli anni ‘70 già ospitava circa 500 allieve ed era formata da una classe materna, cinque classi elementari e da un corso magistrale di tre classi (dette allora “normali”). Vi era poi una sala per i lavori domestici affidati ad un’insegnante speciale e consistenti in lavori di sartoria, di ricamo e di crestaia, a cui poi si aggiunse la produzione di fiori artificiali

 

Nel corso degli ultimi decenni del XIX secolo, molte donne appartenenti alla nobiltà e all’alta borghesia napoletana seguono con affetto e dedizione l’andamento delle scuole, formando se stesse e le giovani alla carità, all’istruzione, al lavoro. Intanto il numero delle allieve è pari a quello richiesto dai regolamenti della Pubblica Istruzione.

 

Le scuole del Suor Orsola si caratterizzano sempre di più per l’attenzione straordinaria data alla formazione culturale, alla manualità e alla qualità del prodotto artigianale. Tutti i corsi rispecchiano i dettami più avanzati della cultura pedagogica e tecnicistica del tempo: dalla telegrafia alla manifattura dei fiori artificiali, alla pratica amministrativa.

 

Il 1890 vede risorgere le leggende, con il quotidiano “Roma” che racconta della visita delle autorità prefettizie e giudiziarie nei locali dell’eremo. Si narra di “sepolte vive” e dello strappo di un velo: storie che porteranno Matilde Serao undici anni dopo a scrivere il romanzo “L’anima semplice Suor Giovanna della Croce”. Nel 1891, una di quelle dame visitatrici, la principessa Adelaide del Balzo Principessa di Strongoli (1843-1932), “ministro della cultura” della monarchia umbertina e protagonista della stagione segnata dalle personalità di D’Annunzio, Giolitti, Crispi, Carducci, farà delle scuole di Suor Orsola il segno dell’avanguardia europea nel campo della formazione.

 

Grazie alla preziosissima collaborazione di Maria Antonietta Pagliara, la principessa affianca alle scuole la fondazione del Magistero, oggi Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”.

 

La storia delle scuole è segnata da continue innovazioni: la sezione di Lavoro manuale, i corsi professionali, la pratica amministrativa, il pareggiamento alla scuole normali governative del Regno. Nel 1898 la scuola è riconosciuta Ente morale avente per unico scopo l’istruzione. Nel 1901 avviene il pareggiamento del Magistero ai Regi Istituti di Magistero Superiore di Roma e Firenze.

 

Nel 1945 Benedetto Croce (già membro del Consiglio direttivo dei Reali Educandati di Napoli, diventandone poi Regio Commissario e Presidente) entra nel Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Suor Orsola Benincasa.

 

La storia delle Scuole e del Magistero negli anni ’50 e ’60 vede ancora protagonista una donna: Erminia Capocelli (1890-1972), segretaria dell’Istituto dal 1909, nel 1946 suo Direttore Amministrativo. Chi l’ha conosciuta la ricorda come una donna di infinta dolcezza ma forte e determinata. Oggi porta il suo nome la biblioteca dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa (fondata nel 1895) e una bella epigrafe sulla rampa storica ne tiene viva la memoria.

 

Intanto, se l’Istituto Magistrale si apriva a una nuova sperimentazione – il Liceo d’Arte (dal 1996) – erano già nati il Liceo Classico (1975) e il Liceo Linguistico (1984), ai quali si sarebbe aggiunto nel 2012 il primo Liceo Coreutico di Napoli.

 

Oggi i Licei sono caratterizzati, nella loro specificità, da un forte legame con i Corsi di Laurea in Lingue e Letterature Europee, Conservazione dei Beni Culturali, Restauro, Scienze della Comunicazione e Scienze della Formazione e, più in generale, con la formazione universitaria.

 

L’attenzione, oggi come ieri, è rivolta tanto ad un’attenta formazione culturale quanto ad un’intensa attività pratica grazie a laboratori di archeologia, di teatro musicale, di giornalismo. La scelta di avere un’unica sezione per singolo Liceo segnala, da parte dei docenti, la volontà di seguire da vicino i ragazzi, di “chiamarli per nome” per orientarli il meglio possibile al futuro sviluppandone al meglio potenzialità e talenti.

 

Gli antichi ideali di libertà e di progresso volti a “illuminare la coscienza” continuano insomma a guidare il cammino di tanti giovani campani; e ciò all’interno di uno spazio fitto di capolavori che gli studenti sono abituati a frequentare sin da giovanissimi: dalla Sala degli Angeli che accoglie molte attività degli allievi abbracciandoli con i suoi capolavori barocchi, al Museo Storico Universitario, alla Raccolta d’Arte Pagliara, al Museo delle Scienze.


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