Il mare di Meris

Manca poco affinché prendano il via i frenetici e assordanti concerti delle cicale. Intanto, i primi fichi fioroni, da queste parti chiamati culummi di S. Giovanni, si vanno facendo tondi, molli e gustosi e pure le albicocche prendono a tingersi delle nuance rivelatrici della maturazione. D’intorno, un’atmosfera luminosa e, nello stesso tempo, ancora ovattata, in attesa della vivacità tipica della piena estate, clima caldo ma gradevole, a portata di mano, sullo sfondo, la distesa azzurra che sembra rivolgere ammalianti inviti per nuotate, tuffi e immersioni. Il porticciolo d’approdo e stazionamento delle minuscole e colorate vele di chi scrive appare già pullulante, anzi gremito, di legni – barchette, gommoni, motoscafi e qualche yacht – che i marinai addetti, sorvolando sulla distinzione per censo, lusso e stazza, sono soliti appellare semplicemente stozzi.
In tanta cornice, mi è concesso il piacere di conoscere Meris, una stupenda cascata di riccioli, sorriso pronto e largo emanante da due occhioni neri e brillanti. Buona fortuna, piccola, di vero cuore!
E, con la creatura, incontro i suoi genitori Michela e Fabrizio, convenuti a Castro, in compagnia di un drappello di familiari e congiunti, nella bellissima villetta per le vacanze di loro proprietà, sul mare, circondata da vasti terrazzamenti piantumati, dotata di discesa privata e accesso diretto alla scogliera demaniale, in un tratto di costa terminante in aggraziati picchi e calette, su cui spandono carezze, quando non s’infrangono con forza e sonoramente, le sequenze di onde, incontaminate, cristalline e trasparenti, che sono la caratteristica per eccellenza, la prerogativa basilare della Perla del Salento.
La residenza in questione – angolo, rifugio da paradiso – non è anonima, di serie, vanta, al contrario, una sua storia radicata: non è, dunque, per niente casuale l’appellativo di “Villa Meris”, a ricordo di colei che, a suo tempo, l’ha voluta e realizzata e, ora, a suggello ideale del perpetuarsi, della continuità di un nome.
Viepiù indietro, nella “storia”, si stagliano, in mano alle generazioni pregresse, fazzoletti di marine inframmezzati da fichi e fichidindia, alberelli di vite o cippuni, carrubi e coltivati a patate e altri ortaggi. Così, sino alla titolarità di alcune particelle in capo a Nonno Michele e alle stagioni in cui, qui, il turismo era un fenomeno pressoché sconosciuto e/o marginale e non la realtà, importante e vitale, degli ultimi decenni, che ha dato luogo alla trasformazione delle medesime marine in preziose aree adatte a valorizzazioni edilizie.
Nonno Michele, dicevo, una figura parimenti non anonima, contraddistinta, bensì, da un percorso di vita dinamico e intenso: da giovanissimo paesano a arruolato volontario nella Regia Marina Militare, apprezzabile progressione di carriera sino al grado di Maresciallo di 1^classe. Innumerevoli imbarchi, a lungo di base, e residente con la famiglia, in Istria (all’epoca territorio italiano), una serie di crociere per il mondo, compresa quella, lunghissima, in Cina, nel periodo che annoverava, in rappresentanza dell’Italia, la presenza in quel Paese del conte Galeazzo Ciano e della moglie Edda Mussolini.
Nonno Michele, accostatosi al congedo pressoché in concomitanza della riannessione di Fiume alla Jugoslavia e, di conseguenza, soggetto ai correlati momenti sopraggiunti per tutti gli italiani che si trovavano lì. Infine, il ritorno al paese natio, l’acquisto di un carretto e di un cavallo, onde poter raggiungere agevolmente – Nonno Michele, di nuovo contadino – i piccoli poderi di terreno posseduti, fra cui il “Bosco”, comprendente un trullo con annessa cisterna di preziosa acqua piovana, posto proprio alla sommità, a stregua di corona, della magica insenatura Acquaviva, le “Scarpe” e la “Marina di Diso”, dove, poi, è stata edificata la villetta accennata all’inizio.
Nonno Michele, dopo la parentesi del carretto trainato da quadrupede, alla guida di un’autovettura Fiat “Giardinetta”. Nonno Michele, il quale non parlava in dialetto salentino, ma, in genere, si esprimeva in corretto italiano, e ciò per effetto del suo consistente girovagare, da sud a nord, oltre che all’estero, quando possibile insieme con la moglie Candida e la figlia Meris.
Com’è facile notare, c’è una lettera dell’alfabeto che ricorre pressoché in ogni capoverso delle presenti note: “M”, iniziale del nome proprio di una giovane mamma e del suo nonno materno, “M”, iniziale del nome proprio di una bambina e della sua, di nonna materna, “M”, infine, iniziale della denominazione che individua un’amenissima villetta di Castro, stella del Basso Salento.

 

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