Fondazione Castelcapuano: Il racket, profili normativi e aspetti solidaristici

Grande affluenza di pubblico al convegno organizzato da Antonio Buonajuto, Aldo De Chiara, Vittorio Sabato Ambrosio e Roberto Dante Cogliandro del Comitato Scientifico della Fondazione Castelcapuano “Il racket: profili normativi e aspetti solidaristici”, svoltosi nella sede dell’Istituto degli Studi filosofici a Palazzo Serra di Cassano:

dopo i saluti dell’anfitrione Massimiliano Marotta e del presidente della Fondazione Castelcapuano Buonajuto, molto  interessanti e di grande attualità sono stati gli argomenti trattati nelle tre sessioni previste, moderate dai giornalisti Antonello Paolo Perillo, Ottavio Lucarelli e Sandro Ruotolo, che hanno visto alternarsi ai microfoni numerosi relatori ed esponenti della Magistratura, dell’Università e delle Istituzioni tra cui il Prefetto Domenico Cuttaia, il Procuratore Generale Luigi Riello, il presidente Ainc Roberto Dante Cogliandro, l’Ordinario di Diritto Privato  del S. Orsola Benincasa Lucilla Gatt, il presidente Svimez Adriano Giannola, la professoressa Marcella Marmo della Federico II, il Sostituto Procuratore Antimafia Antiterrorismo Cesare Sirignano, l’assessore comunale Alessandra Clemente, il Segretario Generale della Fondazione Castelcapuano avvocato Giovanni Siniscalchi, il Professore di Sociologia della Federico II Giacomo Di Gennaro, Tano Grasso Presidente Federazione Antiracket Italiana.

Nella sua premessa introduttiva il Presidente Emerito della Corte d’Appello di Napoli Antonio Buonajuto ha sottolineato come sia fondamentale il coinvolgimento dei cittadini nella battaglia per la legalità e i diritti,  contro il racket, la criminalità organizzata e lo sfruttamento delle fasce più deboli della popolazione, affermando “Il cittadino ha il diritto e il dovere di essere informato su questi fenomeni, tra cui l’usura, l’importanza delle denunce da parte di commercianti e imprenditori vittime dei racket, la ludopatia e la persuasione occulta esercitata dal bombardamento pubblicitario di varie forme di gioco più o meno legalizzato, i profili legislativi obsoleti, l’adeguamento della normativa vigente alle indicazioni della Comunità europea e le varie forme di sfruttamento del lavoro che le statistiche indicano in forte ascesa, collegandolo anche al fenomeno dei migranti che mette manodopera a basso costo nelle mani di trafficanti e malavitosi; ad esempio, il caporalato, secondo le statistiche, coinvolge circa 400.000 lavoratori agricoli di cui l’80%  è costituito da stranieri. L’agricoltura e il sistema agroalimentare rappresentano per le mafie uno dei business più redditizi, come dimostra il “fatturato” del caporalato, stimato in 9 miliardi di euro con 600 milioni di contributi evasi. Per combattere questi fenomeni criminali è necessario agire su più fronti e creare delle reti di collaborazione tra le Istituzioni già coese come Forze dell’ordine e Procure e il mondo civile del lavoro.”

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