Ebola, scoperti nuovi farmaci

Si tratta di un successo che potrebbe essere decisivo per fermare l’epidemia. I due trattamenti sono stati testati dall'Organizzazione mondiale della sanità e dall'Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti.

Si tratta di un insieme di anticorpi che, una volta iniettati nel sangue dei pazienti, distruggono il virus  e riducono la sintomatologia della malattia, aumentando così le capacità di sopravvivenza.

“Una scoperta di grande importanza alla quale si è giunti grazie ad anni di studi condotti anche sul territorio da colleghi che hanno dimostrato una grande capacità tecnica” commenta il virologo Fabrizio Pergliasco chiarendo che “si tratta ancora di studi in fase di sperimentazione e quindi di risultati provvisori che non permettono ancora di dichiarare che l’Ebola non sia più un’emergenza internazionale. Ebola è ancora una malattia molto grave, con un’elevata mortalità, che si sta diffondendo in vasti strati di popolazione”.

“A oggi non esisteva una terapia adeguata. Gli unici trattamenti possibili erano di reidratazione e di riduzione della febbre. C’era anche un vaccino disponibile, ma la vaccinazione è un’azione di prevenzione che deve essere ed è complementare alla battaglia condotta per ridurre la diffusione” illustra l’esperto sottolineando che l’importanza della scoperta sta “nell’ efficacia di questi due anticorpi monoclonali che agiscono – e sembrerebbe con ottimi risultati – riducendo il numero dei decessi. Grazie a queste nuove cure il tasso di mortalità, che oggi va dal 30 all’80%, diminuirebbe al 5-6%”.

E mentre il farmaco verrà distribuito gratuitamente in Congo, nel frattempo continueranno le ricerche perché, spiega il virologo, “in tutti gli studi per registrazione e distribuzione su larga scala di farmaci si devono fare analisi ulteriori sull’opportunità e sull’efficacia della cura e soprattutto sui possibili eventi avversi, che si evidenziano solo aumentando il numero di pazienti sottoposti al trattamento”. Al momento infatti la cura è stata sperimentata solo su circa 700 persone. Un numero non molto elevato, ma che permette di riaccendere la speranza per milioni di persone.

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