DONNE VITTIME DI VIOLENZA, FORMAZIONE PER 3 MILA OPERATORI

Tremila operatori coinvolti, 110 corsi nei 47 pronti soccorso del Veneto. Sono i numeri dell’operazione  formativa avviata in Veneto, da Regione, Coordinamento regionale dei 118 e dei Pronto Soccorso e fondazione Scuola di sanità pubblica, per prevenire e contrastare la violenza contro le donne.

Un fenomeno che in Veneto ha visto nel 2016 oltre 5300 donne rivolgersi ad un centro di ascolto antiviolenza e che registra – in media – circa due accessi al giorno ai servizi di Pronto Soccorso. “Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ancora troppo sommerso. Una telefonata al 118 o un accesso al pronto soccorso possono essere un indizio per far emergere domande inespresse di aiuto, da parte di donne o minori vittime di violenza”, ha spiegato l’assessore regionale al sociale, presentando il percorso formativo avviato a novembre e che entro l’anno coinvolgerà tutta la rete.

“Solo la competenza e la professionalità dell’operatore del 118 o del Pronto Soccorso – ha aggiunto Gianna Vettore, responsabile del coordinamento regionale dei servizi per l’emergenza e l’urgenza – possono cogliere il ‘non detto’ di una donna in situazione di emergenza, che ha paura di riconoscere quanto sta vivendo. La violenza non è solo fisica, è anche psicologica ed economica. Non è facile saperla decodificare e accogliere la domanda di aiuto che arriva in situazione di emergenza. Per questo servono operatori competenti, preparati, con una particolare sensibilità, capaci di connettersi con la rete dei servizi, delle forze dell’ordine, dei centri antiviolenza e delle case protette”.

Il piano regionale di formazione, finanziato con 946 mila euro trasferiti nel 2017 dalla Stato nel quadro del Piano straordinario contro la violenza sulle donne,  è articolato in due fasi: la prima fase è dedicata alla formazione dei formatori,  almeno 2 operatori, medici e infermieri, per ognuno dei 47 Pronto Soccorso del Veneto. In totale sono circa 100 operatori coinvolti in  16 giornate di formazione , in quattro edizioni (la prossima è a Preganziol dal 20 al 27 febbraio in collaborazione con l’Asl della Marca). Gli operatori formati, dopo aver superato un esame,  diverranno poi, da aprile, i formatori a livello locale nelle singole aziende Ulss e nelle aziende ospedaliere.

Il Programma di formazione – curato, per la parte scientifica, dal Coordinamento regionale Emergenza e Urgenza e, per la parte organizzativa, dalla Fondazione Scuola di sanità pubblica con il coordinamento amministrativo dell’Unità organizzativa Cooperazione internazionale – punta a realizzare una rete operativa multidisciplinare, uniforme in tutta la regione,  affinché gli operatori sanitari possano dapprima prendersi cura del rischio delle vittime di violenza e, quindi, attivare una efficace  risposta operativa ed esercitare un’azione di prevenzione delle possibilità di recidiva.

La formazione nel suo complesso – ha spiegato il direttore della Scuola di sanità pubblica Valerio Vergadoro – coinvolge medici e infermieri dei Pronto Soccorso, psicologi, medici di base, medici legali, pediatri, ginecologi, infettivologi, assistenti sociali, infermieri operanti nei servizi di ginecologia e ostetricia,  nei servizi di pediatria, nei servizi di malattie infettive e medici e infermieri operanti nei distretti socio-sanitari. Sono inoltre coinvolti nelle giornate di formazione operatori delle Forze dell’Ordine, del sistema giudiziario e, naturalmente, delle strutture operanti in Veneto per il contrasto e la prevenzione della violenza contro le donne (centri antiviolenza e case rifugio).

“Soltanto circa una donna su dieci che subisce violenza decide di denunciare, continuando a subire per anni maltrattamenti e abusi fisici e psicologici –  ha commentato l’assessore regionale al Sociale –  Su 5300 contatti registrati nel 2016 in Veneto dagli sportelli antiviolenza, le denunce sono state 684. Con questa iniziativa creiamo un percorso strutturato, con operatori preparati che in tutto il territorio regionale seguono le stesse modalità e lavorano in collaborazione con i Centri Antiviolenza del territorio. In questo modo le donne che si rivolgono al sistema dell’urgenza ed emergenza verranno accolte al triage di tutti i Pronto Soccorso del Veneto con un percorso dedicato, così da garantire tempestività della presa in carico, privacy e sicurezza. Qui comincerà un confronto con l’operatore sanitario, improntato alla cura, al sostegno e all’attenzione di eventuali figli, ma anche attento a conservare elementi importanti nell’eventualità la donna voglia procedere a denunciare l’autore della violenza. Non dimentichiamo che nella maggioranza dei casi si tratta di violenze domestiche che coinvolgono anche i figli e spesso la paura di denunciare è dovuta al timore di un loro allontanamento”.

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