Di Fiore, 10 anni di passione per impasti e territorio

Un'avventura quella di Vincenzo che comincia appunto nel 2009, quando decide di avviare la sua carriera di imprenditore nella sua adorata Acerra.

“Fatte ‘na pizza” cantava l’indimenticabile Pino Daniele e il maestro pizzaiolo Vincenzo Di Fiore deve averne fatto il suo mantra. Visto che, tra una pizza e l’altra, in questi giorni ricorre  già il decimo anno di attività dello “stellato” campano.

Decennale festeggiato nella suo locale di Acerra (NA), circondato da giornalisti e blogger enogastronomici che ben hanno saputo apprezzare il suo nuovo menù.

Le novità sono state dettate dall’affezionata clientela con le loro particolari scelte in questi dieci anni, mostrandosi sempre più interessata alle pizze gourmet di Vincenzo. Così, a rappresentare il decennale è la “Pizza pancetta, provola affumicata, noci di Sorrento al profumo di rosmarino”. Arricchito dall’intramontabile “cuoppo dei fritti”, che è stato arricchito dell’Arancino Pulcinella :riso, pomodorino giallo, carne macinata, provola e fagiolo cannellino “dente di morto”.

La Pizza “Terra mia” (pomodoro San Marzano pelato a mano, mozzarella di bufala campana Dop, formaggio, basilico e olio evo) e la Pizza Dalìì (con prosciutto cotto artigianale Masè, cipolla ramata di Montoro e provola) completano questo gustoso menù.

Un’avventura quella di Vincenzo che comincia appunto nel 2009, quando decide di avviare la sua carriera di imprenditore nella sua adorata Acerra. Qui, infatti, apre la sua prima pizzeria “Bella Napoli” in via Ludovico Ariosto, prediligendo sin da subito i prodotti della sua terra e le eccellenze campane. Il tutto, fuso al suo “impasto leggero”, ha reso sin dal primo momento le sue pizze dei veri e propri capolavori di gusto.

Determinazione e passione, oltre alla squisitezza delle sue pizze, lo fanno notare da Gambero Rosso che lo inserisce prima nella guida delle pizzerie d’Italia (2014) e nel 2016 gli riconosce due “spicchi”.

Nel 2014 inaugura una nuova sede su Corso Italia, sempre ad Acerra. Insomma,  la sua bravura e il suo attaccamento alle origini lo hanno premiato, tanto da trasformarlo addirittura in “pastore” del Presepe, grazie alle sapienti mani del maestro Ferrigno.

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