Dal Salento al Veneto: visioni, sensazioni, emozioni e riflessioni d’un viaggio

Il jet Ryanair sembra abbrancare con gli artigli dell’immaginazione la pista brindisina, avanti di librarsi in direzione sud, di fronte, cioè, al vento di scirocco e compiere, poi, un’ampia giravolta, nel cui durante si offre allo sguardo una panoramica di tutto riguardo sul capoluogo Messapico.
Prosegue, quindi, il volo, del tutto regolarmente: fino a una certa quota, ammantato di grigio, anche se non cupo e scuro, a piena altitudine, invece, rallegrato da un soleggiato primo meriggio, sotto la volta colorata d’un azzurro molto intenso.
Così si procede per una buona mezz’ora, quando, sulla destra del viaggiatore, si para agli occhi, con ottima visibilità, l’affascinante costa della Dalmazia. Si ha, quasi, l’impressione di lambire materialmente i suoi contorni frastagliati, contraddistinti da rilievi ammantati di verde, a immediato ridosso della distesa liquida e ulteriormente abbelliti da qualche civettuola isoletta appena staccata dalla costa.
L’aeromobile fila veloce e non ci vuole molto perché giunga ad avvicinarsi alla meta, a questo punto, però, scortato, come nella fase iniziale, da uno schieramento, una vera e propria cappa di grigio intenso: d’altronde, si conoscevano le previsioni sul tempo nella località d’arrivo, di segno affatto positivo.
Sennonché, le risorse strabilianti dell’italico clima, sì, in fondo, ancora meravigliose nonostante l’effetto serra e il riscaldamento generale del pianeta, non si smentiscono e fanno bella mostra durante il percorso in autobus dall’aeroporto alla destinazione finale.
Difatti, all’improvviso, la situazione meteorologica viene a dischiudersi, paradossalmente, quasi, a capovolgersi: niente più ovatta grigia in alto, ma greggi di nuvole, ora scure ora chiare, frammiste ad ampi strati di sfondo turchino, sì da rendere il compimento della giornata addirittura dolce, sullo scenario di accattivante azzurro.
Uno spettacolo arricchito dalle venature dardeggianti, con tonalità dal giallo intenso al rosso violaceo, che vanno inconfondibilmente annunziando la prossimità del tramonto: tavolozza davvero ragguardevole, che colpisce, penetra dentro, con ammaliante richiamo agli affreschi di bellissime basiliche e, perciò, rimane letteralmente difficile da dimenticarsi.
Il traguardo definitivo è ormai prossimo e, intanto, è sopraggiunta la sera. Piccole note e/o immagini fissate cammino facendo lungo quel tratto di comprensorio veneto – euganeo: si tratta, con certezza, di una delle più ricche, attive e interessanti plaghe dell’intera Penisola, notevolmente gravida di fabbriche, capannoni, aziende, in tutti i settori economico – produttivi pensabili, qui, negli ultimi anni o meglio decenni, è stata compiuta realmente una grandissima e intensa semina.
Gli stessi centri abitati testimoniano l’eccezionale operosità diffusa a tappeto, col risultato, anche e ovviamente, di belle case, villette, giardini carinissimi. Malgrado qualche cartello “Vendesi attività”, unica fotografia della crisi generale così conclamata, nella zona si offre sicuramente spazio per un lungo futuro ricco, il che è vie più consolante, giacché altrove, invece, si respira, come è noto, aria di sconforto generale se non di autentica disperazione.
Sembrano salutarti, al passaggio rapido, gli aggraziati e insistiti filari di pioppi che si protendono agili alla stregua di simboliche scalate verso l’alto, accostabili, forse, alle idee progettuali, intense e inarrestabili, della gente locale; e insieme con loro, gli altri alberi ben tenuti.
In particolare, i platani dalle foglie marcate da tinte fra il giallo e il viola, le medesime dette prima a proposito dello sfondo in prossimità del tramonto, tipiche del periodo stagionale, danno la sensazione di lanciarti carezze in segno di ben arrivato.
Di lì a poco, il viaggiatore salentino guadagna l’accogliente sito del suo temporaneo soggiorno, diciamo così, fuori casa.

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