Concordia: Demolizione contesa tra Napoli e Taranto

An overview during rescue operation of the capsized cruise liner Costa Concordia surrounded by cranes in front of Giglio harbourIl 20 marzo, alle 18 a Napoli, presso l’Aula Grande dell’Università Parthenope, Propeller Club, Atena (Associazione Italiana di Tecnica Navale) e Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli hanno organizzato un seminario sul recupero del relitto della Costa Concordia che vedrà la partecipazione  del vicepresidente Corporate Ship Refit di Carnival Franco Porcellacchia.
Nel corso del convegno verrà fornita una descrizione di quanto è stato portato a termine, con particolare riguardo al raddrizzamento del relitto che ora poggia su una piattaforma subacquea. Verranno analizzate le sollecitazioni a cui il relitto è stato sottoposto durante la stagione invernale, nonché le misure introdotte per garantire la sua stabilità. Infine sarà data una descrizione delle fasi finali dell’operazione, tra cui quella di galleggiamento ed il suo rimorchio dall’Isola del Giglio al luogo di demolizione.
Intanto, dopo Piombino, Napoli, Genova, Civitavecchia e Palermo, un altro porto si fa avanti per demolire il relitto: Taranto. In una lettera inviata al presidente del Consiglio Matteo Renzi, il governatore della Puglia Nichi Vendola indica lo scalo di trasbordo come «particolarmente idoneo» ad ospitare e demolire la nave naufragata sull’isola del Giglio il 13 gennaio 2012. In particolare per  «la profondità dei fondali – scrive il leader di Sinistra Ecologia e Libertà – la presenza di bacini navali di cui è dotato l’Arsenale Militare; la disponibilità a ridosso dell’area di un cantiere a mare di oltre 35mila metri quadri e la presenza già in loco di attrezzature idonee».
Secondo Vendola rilevanti sarebbero «le molteplici implicazioni di ordine economico ed occupazionale» che l’opera di demolizione porterebbe, anche se, in chiusura della lettera, aggiunge di essere disponibile a verificare, «d’intesa con l’Autorità portuale e con i dicasteri competenti, la eventuale necessità di adeguamenti infrastrutturali».