ASSESSORE VENETO, “PESCHERECCI ITALIANI PENALIZZATI DAL FERMO UE”

E’ in vigore il decreto per il fermo pesca 2017, che prevede l’arresto temporaneo dell’attività in mare con il sistema a strascico per 42 giorni,  sino 10 settembre, al fine di favorire il ripopolamento del mare e garantire un migliore equilibrio tra le risorse biologiche e l’attività di pesca. Il fermo pesca vale però per le marinerie italiane ma non per quelle croate.

“Il fermo pesca attuato dalle nostre marinerie adriatiche, e non da quelle croate, è questione grave, che merita di essere trattata nelle dovute sedi con grande attenzione: è in gioco la tenuta delle nostre imprese di pesca e delle nostre filiere commerciali”, prende posizione l’assessore veneto alla pesca, sposando proteste e preoccupazioni delle Organizzazioni di rappresentanza del mondo della pesca. La flotta veneta conta 652 pescherecci distribuiti sulle marinerie venete (quelal di Chioggia è la prima d’Italia per numero di addetti e di imbarcazioni, ndr), con 5850 occupati e 3696  imprese comprese quelle della trasformazione, il tutto per un valore di produzione annua pari a 121 milioni di euro.

“Ha poco senso parlare di regionalizzazione e responsabilizzazione del ceto peschereccio nell’ambito di piani di gestione pluriennali se poi si accettano situazioni palesemente paradossali com’è il fermo pesca in Adriatico” prosegue l’assessore. “Le proteste delle nostre imprese sono più che giustificate: non è più procrastinabile una presa di posizione forte del nostro Ministero, che sul tema specifico dovrebbe dimostrare verso le istituzioni europee lo stesso piglio e lo stesso coraggio dimostrato nella vertenza pesce-spada”, prosegue ancora il rappresentante del governo regionale.

“La Regione Veneto e le Regioni del distretto Alto-Adriatico – ricorda l’assessore – hanno avviato da tempo con le marinerie croate alto-adriatiche un percorso di collaborazione in materia di pesca attraverso l’attivazione di progetti di collaborazione, che nel lungo periodo dovranno condurre a gestioni condivise delle risorse ittiche che coniughino sostenibilità socio-economica e recupero degli stock oggetto di prelievo. Abbiamo tutto l’interesse che il dialogo con la Croazia prosegua, certamente sulla base di una coerenza complessiva che non può non contemplare l’applicazione uniforme delle regole comunitarie. Qui il Governo deve assolutamente fare la sua parte, consapevole anche del fatto che il fermo pesca, nelle forme sperimentate, è probabilmente giunto al capolinea, e ciò a prescindere dai problemi di natura finanziaria”.

“Anche la ricerca scientifica deve fare la sua parte, così come è avvenuto positivamente per le vongole –  conclude l’assessore veneto – Vorremmo capire, dai competenti tavoli tecnico-scientifici che supportano le scelte di politica comunitaria in materia di pesca, quale senso ed efficacia abbia realizzare il fermo pesca solo nei nostri compartimenti in Adriatico, a parità di criteri e modalità applicative. Ci attendiamo una risposta rapida dal Ministero: più che auspicabile, è assolutamente dovuta a chi trae dal mare ragioni di lavoro e di vita”.

 

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