Allarme Migrantes: quando a fare i migranti sono gli italiani

Copertina di un festival di celebrazione dell'immigrazione italiana a Nizza

La mobilità aumenta, l’Italia si svuota ed il futuro svanisce: che fine farà il Belpaese che per secoli ha attirato i migliori poeti, scrittori, professionisti e personaggi importanti della storia umana? Chissà se il Dante dei giorni d’oggi avessi scritta la sua Commedia a Firenze o a Berlino.

Chi aiuta gli immigrati odia gli italiani”. Così esordì il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno del Governo Conte Matteo Salvini lo scorso 3 gennaio senza venire ancora a conoscenza della pubblicazione del Rapporto da parte della fondazione Migrantes, secondo il quale migliaia di italiani, giovani e non solo, lasciano il Belpaese in cerca di una vita migliore.

Chissà se pensano lo stesso i ministri ed i capi di governo degli altri stati, verrebbe da pensare, dato il modo in cui vengono trattati gli stranieri nella penisola mediterranea. E se è drammaticamente vero che l’anno scorso degli oltre 128mila connazionali che hanno lasciato l’Italia, 24mila erano minori, è altrettanto vero che questo dato assume sembianze ancora più inquietanti nel momento in cui il significato della mobilità all’estero entra in maniera dirompente nell’esperienza di vita delle nuove generazioni. Il fenomeno non sembra essere transitorio e ha dei dati spaventosi: un italiano su cinque scappa fuori dai confini nazionali per cominciare un nuovo futuro, l’11,5% è invece la quota di minori con meno di 10 anni emigrati nell’ultimo anno dall’Italia, +64% l’aumento dei cittadini italiani residente all’estero tra il 2006 ed il 2019, e 578mila gli italiani presenti in Germania, paese che ha la più grande comunità di nostri connazionali in Europa. Non è solo una questione educativa o culturale dal momento che, oltre ai cervelli, si sta cominciando a perdere il futuro di una società: una fonte di ricchezza inesauribile che lascia i territori e la lingua conosciuta fino ad ora per opportunità che sono certamente inesplorate ma suggestive, piene di ambizione e decisamente ripaganti.

Locandina della fondazione Migrantes
Locandina della fondazione Migrantes

Il dato preoccupante: crescono gli italiani all’estero, ma non sono solo giovani. Il rapporto, infatti, certifica che aumentano gli over 50, mentre sale il numero di pensionati che scelgono di trascorrere la vecchiaia in paesi fiscalmente e meteorologicamente vantaggiosi come Portogallo, Tailandia, Cuba o gli stati del Maghreb. A partire, quindi, sono sicuramente i giovani (37,4%) e i giovani adulti (25,0%), ma le crescite più sostanziose si notano dai cinquant’anni in su. Un fenomeno che Migrantes identifica come la risposta alle necessità di provvedere alla precarietà lavorativa di italiani over 50 rimasti disoccupati e soprattutto privi di prospettive in patria. “Migranti maturi disoccupati”, vengono definiti nel documento: si tratta di persone lontane dalla pensione o che hanno bisogno di lavorare per arrivarvi e che, comunque, hanno contemporaneamente la necessità di mantenere la famiglia. I pensionati, da parte loro, definiti “migranti previdenziali”, scelgono invece luoghi in cui la vita è climaticamente piacevole e dove, spiega il rapporto, è possibile fare una vita più che dignitosa attraverso il pagamento di affitto, bolletta, spesa alimentare ed assicurazioni sanitarie. Per quanto riguarda i ragazzi, invece, il Rapporto Italiani nel mondo 2019 rileva che i genitori dei giovani espatriati, combattuti tra ammirazione verso le scelte dei figli, sindrome del “nido vuoto” e crescente disillusione nei confronti della politica e del futuro del nostro Paese, manifestano aspettative eterogenee rispetto al ritorno dei figli. La maggioranza dei genitori non augura loro di tornare, soprattutto nel breve periodo, rinunciando così all’aspettativa di una prossimità spaziale e di una convivenza diretta che non esclude, tuttavia, momenti di temporaneo ricongiungimento.

Lasciare il proprio paese, in Italia, sta diventando sempre più consueto: non si trova lavoro, o lo si trova non all’altezza delle proprie aspettative, non si riesce ad acquistare casa, non si riesce a costruire una famiglia. Come raccontare il mondo ai piccoli, costruendo in loro la consapevolezza delle proprie radici, è pertanto la sfida che a partire dal 2017 ha deciso di raccogliere la Fondazione Migrantes, una sfida educativa nell’ottica di un racconto che attiva percorsi didattici e personali innovativi, «con l’obiettivo di vivere l’avventura sempre sorprendente che è la scuola da un lato e l’incontro con il diverso dall’altro» come affermato dal coordinatore dell’Osservatorio nazionale intercultura del ministero dell’Istruzione, Vinicio Ongini. Intervenendo alla presentazione, anche il vescovo Guerino Di Tora, presidente di Migrantes, ha sottolineato che sulla realtà migratoria l’informazione appare ‹‹distorta›› e ‹‹fuorviante››: ‹‹A poco serve distinguere la direzione dei flussi, ovvero se coinvolgi chi arriva o chi parte, stranieri o italiani. Ciò che appare compromettere ogni cosa è la rappresentatività che si fa della mobilità migratoria, non corrispondente assolutamente a ciò che accadde, in quanto distorta, fuorviante e fuorviata››, ha detto il presule. Secondo lui «viviamo il tempo della mal-informazione» e la «mobilità è stata, e lo è tuttora, il tema più preso di mira dalle distorsioni del dibattito pubblico, probabilmente perché diventato capro espiatorio del disagio sociale avvertito da tempo in Italia e che stenta ad essere risolto». Per Di Tora, la «guerra tra poveri sta causando diffuse folle rabbiose, ripetuti episodi di violenza e razzismo, numeri sempre più ampi di cittadini disillusi e stanchi e crescita inesorabile di partenze».

La mobilità aumenta, l’Italia si svuota ed il futuro svanisce: che fine farà il Belpaese che per secoli ha attirato i migliori poeti, scrittori, professionisti e personaggi importanti della storia umana? Chissà se il Dante dei giorni d’oggi avessi scritta la sua Commedia a Firenze o a Berlino.

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