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Alla Pasturizza, c’era una volta una gatta


Si può scrivere, per così dire, con anima, riferendosi semplicemente a un batuffolo nero?
Mi sono innamorato subito, sin dall’istante in cui, dalle mani carezzevoli di chi – due mesi prima – l’aveva vista nascere, è scivolata in braccio a me.
Il capino piegato verso l’alto, gli occhietti – vivi, simpatici e straripanti espressività e simpatia – immobili a puntare il mio sguardo. Un approccio, insomma, intessuto di stupefacente immediatezza e sfociato, senza preliminari, in amicizia e giocosa compagnia.
Cascate di fusa, corse chilometriche nel giardino rincorrendo pigne, agguati, maldestri e d’improbabile esito, tesi a minuscole farfalle che parevano svolazzarle intorno a bella posta.
E poi, lunghe sequenze di buffi saltelli di gioia, a lato o a ritroso con la schiena arcuata, temerarie arrampicate sui rami, anche alti, quasi volesse esibire la sua prestante agilità e bravura, non soltanto a me, ma pure ai miei famigliari.
Due mesi d’intensa allegria e d’emozionante complicità.
Purtroppo, in un meriggio verso il tramonto, avevamo appena finito di giocare in giardino, s’approssimava il crepuscolo e spuntavano le prime stelle, rimirate, talvolta, insieme, quando lei, spinta da innata curiosità, ha voluto portarsi sulla strada: lì, lo sfrecciare di un’auto, una piccola ma cupa botta e…niente più.
Ho assistito impotente, ed è stata dura, tanto quanto non riesco a spiegare.
Era arrivata da lontano nella frescura della mia casetta al mare, cosicché ho scelto di condurla lontano, ancora una volta in braccio, adagiandola a dormire su una naturale lettiera ricavata all’interno d’un muretto a secco di un’isolata campagna.
Un sito esclusivo, dove i soffi del vento cullano i suoi sonni, intanto che le è dato di percepire anche lo sciabordio delle onde che s’infrangono, quando lievi, quando forti, appena più giù.
Di nuovo, la domanda iniziale: si può scrivere avendo per oggetto un batuffolo nero, un’adorabile gattina che ha attraversato la volta delle umane emozioni con luce intensa e, perciò, lasciando un segno indelebile, così come fanno le astrali meteore?
Se la risposta potrà essere sì, sarà grande la gratificazione interiore per chi scrive.
Ad ogni modo, grazie piccola micia, che hai segnato anzitempo, con un’improvvisa e tragica capriola sul nero manto d’asfalto, il compimento delle tue stagioni.

 


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