Al Teatro Due di Roma in scena ‘Assolutamente Deliziose’

Da una delle autrici più trasgressive della scena britannica – interpretato da Flaminia Cuzzoli e Ottavia Orticello con la regia di Emiliano Russo – arriva a Roma “Assolutamente deliziose” di Claire Dowie, dal 15 al 20 Gennaio 2015, al Teatro Due di Roma, per la rassegna “CANTIERI CONTEMPORANEI” promossa dal Teatro Due di Roma e con il patrocinio  dell´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica “Silvio d´Amico”Teatro.

Donne, genere, società, etichetta, amore, manipolazioni sociali e libertà: questi i temi principali di uno spettacolo che sulla scena britannica ha conquistato la stampa grazie alla penna tagliente di una delle voci più radicali del teatro contemporaneo, Claire Dowie, definita ‘l’avvocato supremo della ribellione’ (The Stage) e madre dello Stand-up Theatre, diretto, provocatorio, ironico e spesso spiazzante, “comico, commovente e spaventoso” come definito dalla stampa britannica.

Due donne A  e B, coetanee, cresciute insieme dall’età di sette fino ai quindici anni, si incontrano dopo molto tempo, complice un’occasione particolare. Sono due donne che portano sul corpo i segni di un’infanzia e di un’adolescenza difficili e al tempo stesso comuni. Due donne in viaggio verso la maturità con una graduale e condivisa presa di coscienza di cosa implica nascere “femmina”, a quali condizionamenti si è sottoposte, a quali schemi comportamentali viene richiesto di conformarsi, come costruire la propria identità e conquistare il proprio spazio attraverso l’altra e, spesso, a discapito dell’altra…

Tutto per un gioco in cui certezze e cliché si affermano e si smentiscono in continuazione, tra etichette di libertà che nascondono ulteriori maschere e l’affermazione individuale oltre le categorie. FemminaDeliziosa, boysDon’tCry, giochiPerBambine, giochiPerBambini, bravaRagazza, gay, lesbica, bisessuale, eteronormato/a, eterosessuale, comportatiDaSignorina, bello/a, brutto/a, donnaCompletaSoloSeMadre, donneBambole, trans gender: uno spettacolo ironico, provocatorio e senza certezze, per “sbarazzarsi della cultura, delle etichette e delle relative definizioni giudicanti che queste portano con sé”.

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