Al Cilea l’ironia che fa pensare di Carlo Buccirosso

Recensione di Barbara Esposito Bonaccorsi

In scena al Teatro Cilea dal 9 Aprile l’opera ultima scritta, diretta e interpretata da Carlo Buccirosso. Una commedia agrodolce che tratta temi di scomoda attualità, come l’adozione, la detenzione, la ritrovata paternità. Una famiglia come tante altre che vive in una villetta residenziale, padre affermato psicologo, madre casalinga, e figlio adottivo di 29 anni. Nella pacifica routine di questa famiglia irrompe il padre naturale del ragazzo, interpretato da Carlo Buccirosso, ex macellaio uscito di prigione da 7 giorni dopo aver scontato una pena di 24 anni per aver ucciso la moglie adultera. Stupore, rabbia, commozione, si alternano sul palcoscenico, in un susseguirsi di situazioni dalla comicità irresistibile.  L’irruzione del padre naturale nella vita del giovane Pinuccio scombussolerà l’equilibrio della famiglia acquisita, mettendo in luce i piccoli grandi drammi che si celano all’interno delle mura domestiche. Il desiderio di paternità, della tutela della paternità, permea tutto lo spettacolo, e fa i conti con una verità innegabile: non sempre le cose seguono un loro schema lineare, l’imprevedibilità è una medicina che si deve imparare a buttare giù. Come in tutte le tragedie familiari.
Una messa in scena che viaggia veloce, un testo dinamico e non banale, un ritmo perfetto sono solo alcuni degli ingredienti di questo spettacolo.
Bravissimi tutti gli attori che affiancano Carlo Buccirosso in “Una famiglia quasi perfetta”: cominciando dalla madre adottiva di Pinuccio, Rosalia Porcaro, convincente ed elegante nella sua performance, la sua ironia elegante e sagace regala alcuni dei momenti più divertenti e toccanti dello spettacolo.
Perfetti nel loro ruoli tutti gli altri interpreti: Gino Monteleone, Davide Marotta, Tilde De Spirito, Peppe Miale, Fiorella Zullo, Giordano Bassetti.
Da non perdere.

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