Agricoltura sotto lo scacco dei cambiamenti climatici

Come si presenterà il terreno del nostro pianeta se non reagiamo subito al cambiamento climatico

Tra i settori maggiormente a rischio per questa inevitabile odissea apocalittica c’è l’agricoltura, che prevede al suo interno un calo nei redditi agricoli fino al 16%.

Tra i settori maggiormente a rischio per questa inevitabile odissea apocalittica c’è l’agricoltura, che prevede al suo interno un calo nei redditi agricoli fino al 16%. L’allarme è lanciato dall’Agenzia europea per l’ambiente (Eea): tra 58 e 120 miliardi di euro in fumo entro il 2100, redditi agricoli in calo fino al 16% entro il 2050, svalutazione dei terreni fino all’80% nell’Europa meridionale nella resa e la qualità soprattutto per cereali da foraggio, aumento delle infestazioni dei parassiti e maggior domanda d’acqua per l’irrigazione dal 4 al 18%, visto l’alto rischio di “siccità” per le regioni dell’Europa centrale e meridionale, già fortemente esposta a forti e spesso imprevedibili ondate di calore e diminuzione delle precipitazioni, con conseguente notevole perdita di biodiversità e rischio sempre maggiore di incendi boschivi. Sempre secondo lo studio dell’Agenzia europea, i cambiamenti climatici potrebbero avere un impatto maggiore nel Sud Europa: Austria, Francia, Romania per l’Europa centrale e Italia, Grecia, Spagna e Portogallo temono conseguenze non soltanto dal punto di vista territoriale e morfologico, con rapide trasformazioni del suolo per via della siccità e dell’erosione, ma anche per l’aumento significativo delle infestazioni da parassiti come la mosca dell’ulivo, oltre che per l’intero contesto socioeconomico. Più preparate saranno invece le aree nordiche dove, grazie all’allungamento della stagione di crescita e ai miglioramenti nelle produzioni agricole dovuti a condizioni climatiche più miti, si prevede che la maggior parte delle conseguenze saranno più attutite: l’incremento delle precipitazioni, in termini di livello, tempi e variabilità, può beneficiare le zone aride e semi-aride, aumentando l’umidità del suolo, ma potrebbe comunque aggravare i problemi nelle regioni con eccesso di acqua. La contrazione calcolata per l’Italia entro il 2100 con la sola erosione dei suoli, ad esempio, è stimata secondo lo studio attorno allo 0,5%, con perdite per 38 milioni di euro rispetto a soli nove anni fa.

La Terra sta perdendo la sua fonte primaria di vita. Quale sarà la fine della nostra agricoltura mondiale?
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Gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura sono riconducibili a tre macro-aree: la prima è la produzione agricola, dove verranno modificati il comportamento delle principali variabili che incidono sulle produzioni, come le temperature e le precipitazioni, la vulnerabilità economica delle aziende e gli andamenti di mercato tra domanda, offerta e disponibilità di riserve, ed il fenomeno della “carbon fertilization”, che registrerà l’incremento di CO2, alleviando gli effetti avversi legati al surriscaldamento. La seconda è la sicurezza della catena alimentare, che ha a che vedere soprattutto con l’aumentata criticità della gestione della risorsa acqua, dove sarà necessario rivedere le tecniche d’irrigazione e migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua per ridurne le perdite, e l’accelerazione della diffusione di malattie e contaminazioni nei prodotti agricoli e alimentari, in vista dell’aumento nella distribuzione e nell’intensità di attuali parassiti, malattie, ed erbe infestanti, causati da temperature e umidità più elevate. La terza è la sicurezza sociale, dove le principali situazioni di conflitto e criticità sociali sono riconducibili a disponibilità e utilizzo delle risorse naturali, danni economici e rischi per le città costiere e le loro infrastrutture, fenomeni migratori legati al peggioramento delle condizioni di vita, e situazioni di instabilità, di misgovernment rispetto alla risposta ai crescenti bisogni delle popolazioni, e pressioni sulla governance internazionale.

‹‹Il cambiamento climatico è un pericoloso moltiplicatore in grado di esacerbare tutti gli altri trend, tensioni e fattori di instabilità esistenti››, ha riferito la Commissione europea, mentre il Consiglio europeo si è visto più preoccupato per la disponibilità e ripartizione delle risorse naturali, che condurranno molto probabilmente a un aumento delle turbolenze e dei fenomeni migratori: ‹‹La competizione per le risorse naturali produrrà molto probabilmente turbolenze e fenomeni migratori in varie regioni del Pianeta››.

Siccità e perturbazioni: il mondo visto tra 50 anni.
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Sempre secondo lo studio dell’agenzia, se i paesi coinvolti adottassero le opportune strategie, ‹‹i redditi agricoli in alcune regioni europee potrebbero addirittura crescere del 5% nei prossimi anni››, anche se questo è più probabile che avvenga nell’Europa occidentale e settentrionale. Per questo, secondo gli esperti, i paesi dell’Europa centrale e meridionale dovrebbero attuare adeguate politiche di prevenzione e tutela: ‹‹L’adattamento ai cambiamenti climatici››, raccomanda l’Agenzia europea per l’ambiente, ‹‹deve essere una priorità assoluta per il settore agricolo dell’Ue se si vuole migliorare la resilienza a eventi estremi come siccità, ondate di calore e inondazioni››. Uno scenario che, come già esposto in un report dal titolo Climate change, impacts and vulnerability, condotto sempre dalla Eea nel 2017, potrebbe inficiare sul benessere e la salute dell’uomo. Che però sembra tuttora sottovalutarne i rischi: ‹‹I rischi climatici››, scriveva in quel rapporto Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’European environment agency (Eea), ‹‹continueranno per molti decenni a venire. La portata dei futuri cambiamenti climatici e il loro relativo impatto dipenderà dall’efficacia dell’attuazione degli accordi globali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra››.

L’agricoltura per sua natura si adatta alle condizioni climatiche, ma i cambiamenti climatici in atto pongono questioni del tutto particolari data la velocità dei cambiamenti rispetto alle capacità di adattamento degli agroecosistemi e l’occorrenza e portata degli eventi fuori norma e con scenari poco prevedibili. L’agricoltura è quindi in prima linea nella battaglia contro l’impatto dei cambiamenti climatici: ce la farà Davide a sconfiggere Golia?

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