"Sogno Israele nell'Unione Europea": la visita del presidente Berlusconi a Gerusalemme fa discutere anche per questa affermazione. Può uno Stato, nato all'indomani della seconda guerra mondiale e arrivato a 60 anni segnati da lotte sanguinose tra Ebrei e Arabi, entrare a far parte di un'Unione che, pur tra non poche contraddizioni, in altrettanti anni ha conseguito risultati importanti, dall'abbattimento delle frontiere alla moneta unica? L'articolo 49 del Trattato esplicitamente disopone che"ogni Stato europeo che rispetti i principi sanciti nell'articolo 6(libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di diritto) può domandare di diventare membro dell'Unione". Prima che di natura politica, dunque, i dubbi sull'ingresso di Israele(come per la Turchia, del resto)sono di natura squisitamente territoriale. Negli anni scolastici la geografia ci ha insegnato che lo Stato della stella di David appartiene territorialmente al continente asiatico, affacciato sul Mediterraneo culla di civiltà e religioni antiche; la storia che dopo la diaspora in epoca romana, il popolo ebraico si disperse per secoli in Europa, andando incontro a sanguinose persecuzioni, per poi progressivamente ritornare nella 'terra promessa', ormai però saldamente in mano agli arabi, per dar vita a sanguinose guerre che ripetuti negoziati di pace non sono riusciti a fermare. Non abbiamo certo i titoli per poter pronunciare una sentenza definitiva sulla questione, ma certo sarebbe auspicabile che Israele risolvesse anzitutto la questione palestinese per affrontare con serenità il tema.